Al riparo degli alberi

AL RIPARO DEGLI ALBERI
“Immergersi” nella natura attraverso il teatro
Di Paolo Fisichella

Far parlare uomo e natura attraverso la rappresentazione scenica, il tutto con un focus sulle nuove
generazioni. Questo il cuore di Al riparo degli Alberi, il festival organizzato da Finisterrae Teatri
nell’Altopiano della Vigolana e in programma per quest’anno dal 5 al 25 agosto. A parlarne con noi
Giacomo Anderle, ideatore e organizzatore della rassegna.
La quinta edizione di un festival teatrale dedicato alla relazione tra uomo e natura e con
un’attenzione specifica alle nuove generazioni: un unicum nel panorama trentino e italiano.
Da dov’è nata l’idea?
In realtà l’idea di mettere in dialogo l’uomo e la natura attraverso il teatro, le arti performative e
l’arte in generale non è nuova. Per fare un esempio lo scorso anno abbiamo avuto ospite Sista
Bramini, attrice e narratrice che da oltre trent’anni si occupa di Teatro Natura; in Trentino ci sono
altre esperienze importanti e anche in giro per l’Italia è sempre più avvertita la necessità di stabilire
anche sul piano artistico, una nuova relazione, più equilibrata, con l’ambiente che ci circonda e di
cui facciamo parte.
L’idea di “Al riparo degli alberi” è nata nell’estate 2020, in piena emergenza Covid, ovvero in un
momento in cui da una parte abbiamo sperimentato la fragilità, non solo del nostro corpo, ma anche
delle relazioni; dall’altra abbiamo assistito ad una sorta di “rivincita” della natura sull’uomo.
Quando finalmente siamo tornati alla “normalità”, il ritrovarsi nello splendore di alberi, radure,
sentieri, senza paura, è stato un momento molto emozionante, abbiamo sperimentato l’ambiente
come cura e protezione e forse, almeno per un istante, abbiamo sentito che quei luoghi potevano
davvero essere la nostra casa. Ecco il festival si fonda su questo desiderio: ritrovare la casa, sentire
che anche noi siamo parte della natura e che la natura stessa è parte di noi e della nostra storia. Non
è tanto un discorso ecologista, pur importante, ma prima di tutto un tentativo di rimettersi in
contatto con ciò che in noi stessi rischia di essere soffocato da una quotidianità frenetica, spesso
rapace, quasi sempre distratta.
Il festival, quindi, non vuole semplicemente proporre spettacoli in bei luoghi suggestivi, ma
spettacoli che sappiano accendere istanti in cui uomo e natura possano incontrarsi e dare vita a
nuovi dialoghi.
La scelta di rivolgerci in particolare alle nuove generazioni nasce dalla storia ormai trentennale di
Finisterrae Teatri che fin dalla sua nascita ha scelto bambini, bambine, ragazzi e ragazze come
interlocutori preferenziali.
Ogni anno il festival riesce a coinvolgere centinaia di bambini e bambine, ma anche molti
genitori tra spettacoli e laboratori. Qual è la chiave del successo dell’iniziativa?
Il festival è ancora giovanissimo, quest’anno si terrà la quinta edizione; quindi, siamo ancora in una
fase di sperimentazione – fase che, credo, non finirà mai –, di ricerca di un’identità definita ed è
difficile dire quale sia la chiave.
Una risposta può venire dalla scelta degli spettacoli proposti: portatori di temi importanti e
profondi, ma allo stesso tempo popolari e facilmente accessibili; spettacoli che parlino con la voce
dell’immaginazione e della poesia; che utilizzano linguaggi molto diversi: dal teatro di narrazione al
teatro di figura, dalla danza al canto…

Un’altra scelta importante è stata da subito quella di voler radicare il festival ad un territorio, quello
dell’Altopiano della Vigolana, rivolgendosi principalmente, certo non esclusivamente, a quella
comunità.

Il tema di quest’anno è dedicato all’Immersione. Di cosa si tratta?
Vogliamo immergerci nel paesaggio, nell’ambiente di cui facciamo parte, per viverlo in maniera più
consapevole con maggiore cura e soprattutto con più creatività, perché il migliore paese da abitare è
quello dell’immaginazione. Entreremo, quindi, senza paura di sporcarci; ci tufferemo a piene mani,
con i piedi, gli occhi, la bocca, il naso, gli orecchi, nella natura, ma anche nella storia, nella
comunità, nella vita. Esploreremo i boschi, dalle radici ai rami più alti, ne ascolteremo i suoni,
incontreremo esseri misteriosi che li vivono, creeremo atlanti fantastici per rendere i luoghi ancora
più reali, raccoglieremo storie dalla voce di piante, sassi, acqua…

Qualche anticipazione degli spettacoli e dei laboratori che vedremo in questa edizione?
Il programma è ancora in via di definizione. Posso dire che la proposta sarà come sempre molto
varia: dal teatro di narrazione, con uno spettacolo di resistenza e di amicizia dedicato alla difesa
degli alberi; ad uno spettacolo itinerante esperienziale dedicato all’ambiente come custode della
memoria; un bosco sarà popolato da un gruppo internazionale di clown; il greto del torrente Centa
sarà attraversato dalle infinite traiettorie di alcuni danzatori; ci immergeremo in una tana e
raccoglieremo storie e non solo nei campi coltivati.
Per quanto riguarda i laboratori, uno sarà dedicato alla costruzione di grandi mascheroni, che si
concluderà con una parata dedicata agli esseri fantastici del bosco. Un secondo laboratorio sarà
dedicato all’uso della macchina fotografica stenopeica. Infine, un laboratorio proporrà un percorso
dedicato alla scoperta delle relazioni e i dialoghi che nascono tra le piante all’interno di un bosco.
Tra le idee di quest’anno anche quella di coinvolgere la cittadinanza, ad esempio con
l’iniziativa “Adotta un artista (a tavola)” o la “Mappa dei luoghi”. Possiamo saperne di più?
L’obiettivo è sempre quello di coinvolgere sempre più la comunità, facendo sì che il festival stesso
diventi sempre più partecipato tanto nella fase ideativa che in quella realizzativa. Siamo in contatto
con le scuole, con numerose realtà associative, culturali e produttive e stiamo pensando a vari
momenti di coinvolgimento. Con “Adotta un artista” chiediamo aiuto alle famiglie dell’Altopiano
per organizzare dei momenti conviviali con gli artisti al termine dello spettacolo. Con la “Mappa dei
luoghi” vorremo realizzare un archivio di luoghi naturali che, per particolari caratteristiche
morfologiche, storie, ricordi, siano importanti per la comunità. E stiamo pensando ad altre occasioni
di partecipazione e di festa.
Cosa vi aspettate dall’edizione di quest’anno?
Ci aspettiamo che questo festival cresca ancora, affinché diventi sempre più patrimonio della
comunità. Ci aspettiamo che attraverso al festival si riesca a proporre a bambini e ragazzi un
incontro con l’ambiente naturale più intenso e profondo; un luogo naturale di incontro con gli altri,
di crescita e di creatività.

Foto: Al Riparo degli Alberi edizione 2023 – foto Paolo Sandri
Riesci a mettere anche sopra al titolo l’illustrazione simbolo del festival ossia

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