Anche le persone con disabilità hanno diritto al divertimento! Le escape room accessibili come occasioni inclusive per mettersi in gioco.

Data: 12/06/23

Rivista: giugno 2023

Categoria:Accessibilità e mobilità

Nel corrente numero di Prodigio, che accosta le espressioni “inclusione” e “scendere in campo”, non
poteva mancare una riflessione attorno a quella che è la percezione della ludicità in relazione alla
disabilità. In questo contesto, il concetto di divertimento viene spesso, infatti, declassato a mero optional,
non considerato un vero e proprio diritto per chi è chiamato a lottare quotidianamente per la propria
autonomia. Alcune settimane fa mi trovavo a Milano, dove ho avuto l’occasione di prendere parte a una
escape room. Per chi non lo sapesse, quest’ultima è un gioco di logica che ha preso piede in tempi
recenti, dove i partecipanti sono chiusi in una stanza a tema da cui devono uscire entro un tempo
prestabilito, solitamente pari a sessanta minuti. Per trovare la via di fuga, il gruppetto è chiamato a
risolvere una serie di enigmi e indovinelli, di difficoltà variabile: è essenziale la collaborazione fra i
partecipanti, ognuno costituisce un tassello prezioso per il completamento del gioco, tant’è che le escape
room vengono spesso proposte in contesti aziendali per rafforzare il team working fra colleghi.
L’esperienza si è rivelata stimolante e divertente ma…inaccessibile! Gradini per accedere alla stanza e,
al suo interno, barriere che, pur facendo parte della spettacolare e curata scenografia, avrebbero
impedito ad un disabile motorio di partecipare attivamente al gioco. Tutti ostacoli che, con qualche
accorgimento progettuale o un po’ di inventiva, avrebbero potuto essere rimossi agevolmente. Facendo
alcune ricerche online, ci si rende presto conto che sono davvero poche le realtà simili attente alle
esigenze dei disabili, anzi, si fa strada l’impressione che tutto ciò che attiene alla sfera ludica rivesta un
ruolo di secondo piano in tema di accessibilità, quasi fosse un mero orpello. L’aspetto sanitario, così
come la possibilità di accedere a servizi essenziali senza ostacoli, sono profili di estrema importanza ma
spesso ci si sofferma esclusivamente su questi. Come se la possibilità di un’uscita con gli amici o altri
momenti di svago non costituissero tasselli di vita altrettanto importanti… Eppure, la vera inclusione è
anche questo. Si potrebbe parlare – con un’espressione un po’ semplicistica – di un “diritto al
divertimento”, ma che in realtà cela molto di più: risponde alla naturale esigenza di “staccare un po’ la
spina”, concedersi attimi di spensieratezza, respirare. Il gioco, nel caso di specie, diventa un’occasione
per mettersi alla prova, affidandosi agli altri ma costituendo altresì una risorsa essenziale nel
raggiungimento del risultato, perché ognuno ha delle capacità che lo rendono unico. La punta di
amarezza viene attenuata da realtà che manifestano la loro sensibilità al tema: ne è un esempio la
Lombardia che, attualmente, ospita alcune escape room completamente accessibili. Eccezione che, in
un mondo realmente inclusivo, dovrebbe diventare la semplice regola anziché uno sforzo di
adeguamento progettuale.

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