Disobbedite con generosità

DISOBBEDITE CON GENEROSITA’ 

C.H.E.A.P.: Un collettivo bolognese tutto al femminile che richiama l’attenzione sull’importanza degli spazi pubblici e sulla loro capacità di “parlarci” 

di Federica Capitani 

Mercoledì 21 febbraio alla libreria indipendente Due Punti c’è stata la presentazione del nuovo libro del collettivo artistico bolognese femminile C.H.E.A.P : “Disobbedite con generosità”edito dalla casa editrice People HUB.

Il progetto e il collettivo di CHEAP nasce nel 2012 a seguito di un incontro tra artiste nel quale si è discusso sulle narrative degli spazi autogestiti e di comunicazione di informazione nella città di Bologna. Questo incontro ha portato a riflettere sull’utilizzo di materiale artistico impermanente all’interno degli spazi urbani delle città e il collettivo ha deciso di investire nella street art, in particolare sulle forme di arte effimera tra cui la realizzazione di poster cartacei. 

Una delle finalità del collettivo è quello di aprire un confronto sull’uso degli spazi pubblici attaccando poster degli artisti selezionati nelle bacheche comunali inutilizzate della città o che sono usate per attaccare una serie di annunci di varie tipologie a cui nessuno presta reale attenzione. Il tutto principalmente per criticare la privatizzazione di qualsiasi forma d’arte ma anche molto altro come ad esempio il ribadire il diritto dell’utilizzo degli spazi pubblici da parte delle donne. 

Alla fine della presentazione del libro, ho avuto il piacere di intervistare brevemente Sara Manfredi, tra i membri e fondatrici del collettivo.

Nel libro si parla molto del mondo urbano come un luogo escludente da molti punti di vista. Come mai allora è così importante riappropriarsi di questo spazio?

Riappropriarsi dello spazio pubblico e dell’ordine simbolico di questo è urgente perché le città funzionano su sistemi di esclusione e di privilegio. È una questione che ha a fare con la riaffermazione di una cittadinanza e quindi anche di un diritto diffuso alla città. 

Una delle pratiche menzionate nel vostro libro riguarda la sottrazione di street art dai luoghi pubblici per reinserirla all’interno di spazi “socialmente accettabili”. Un intervento spesso operato da organizzazioni private…

Ma certo. Io penso sia un tentativo di normalizzare un’esperienza eccedente che non può avere successo. Decontestualizzare una forma d’arte come la street art dal suo contesto elettivo, ossia lo spazio pubblico, è un’operazione poco sensata. Esattamente come è poco sensato il pretesto di volere restaurare e proteggere questi pezzi perché la street art è una pratica che ha una natura profondamente effimera e quindi non ha bisogno di essere protetta e non l’ha neanche mai chiesto.

 La  vostra ultima call per gli artisti, quella del 2024, tratta un tema che si potrebbe collegare con quello che sta accadendo a Gaza, una grande sfida da portare in uno spazio pubblico

Il tema della call in realtà è contro la guerra in generale e non è dedicato in maniera particolare a Gaza . Noi pensiamo che ci sia bisogno di rilanciare un immaginario contro questo fenomeno perché troppo spesso la guerra e le sue azioni ci vengono presentate come inevitabili. Ecco, noi ci permettiamo di dissentire da questo punto di vista e pensiamo che se siamo contro la guerra è anche perché sappiamo immaginare altro. 

Durante la presentazione avete ribadito l’importanza di appropriazione degli spazi notturni, anche per le donne. Un gesto che vuole dire pubblicamente: “Io voglio essere libera, voglio ballare di notte, voglio muovermi di notte, non me lo impedite e non mi rompete le scatole”

Esattamente. La riappropriazione dello spazio urbano di notte in una prospettiva di genere è senz’altro una delle grandi istanze su cui abbiamo lavorato. Il fatto di essere un gruppo di donne che si riappropria di un luogo che è un tempo è stato negato sulla base del genere, è stato sicuramente un gesto estremamente politico ed è anche un gesto il quale abbiamo aggregato molte altre donne che hanno deciso di accompagnarci durante le nostre affissioni notturne a Bologna.

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