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SOCIAL NETWORK E ADOLESCENTI

Un social network è una qualsiasi piattaforma online che permetta di costruire
reti o relazioni sociali con altre persone che condividono interessi, attività,
background o legami reali (O’Keeffe et al., 2011).
Nell’arco di due decenni l’accessibilità ad Internet è esplosa soprattutto grazie
alla capillare diffusione degli smartphone.
Quella attuale è la prima generazione di nativi digitali, cresciuta in una
società in cui l’essere connessi è un’esperienza connaturata alla quotidianità,
indipendentemente dal contesto sociale di provenienza. Questo ha modificato
significativamente il modo di comunicare e di conseguenza le relazioni
interpersonali.
L’uso dei social media è una delle attività più comuni tra gli adolescenti, al
punto da diventare parte integrante della loro vita e contesto chiave in cui
esprimono le principali sfide legate all’età (O?Reilly, 2020).
La tradizionale socializzazione, real world, è sempre più sostituita dai social
network, che consentono l’interazione con l’altro senza la necessità della
presenza fisica degli interlocutori (Gallardo et al., 2020).
L’Identità in adolescenza si sviluppa proprio attraverso il confronto dell’altro,
attraverso sentimenti di appartenenza o differenza rispetto il gruppo di pari. Se
ciò ha sempre rappresentato una sfida di sviluppo, ad oggi è aumentata in
difficoltà nel momento in cui i “pari” non sono poi sempre così pari (account
fake, promozione di modelli costruiti a fini commerciali, l’appiattimento delle
differenze d’età), che attraverso foto o video non si sa chi ci vedrà, il
riscontro degli altri si ottiene solo attraverso un like o un commento e nella
maggior parte dei casi valuterà solo un aspetto estetico senza valorizzare altre
qualità personali che quindi si tender? a dare per scontato e a non esercitare.
L’adolescente digitale si trova a dover affrontare non solo la sfida di costruire
una propria identità nel mondo reale ma a doverlo fare contemporaneamente anche
nel mondo virtuale. L’identità virtuale è parte del complesso senso del SE’ e per
il ragazzo riuscire a rendere queste due dimensioni coerenti e integrate fra loro
non è una sfida semplice.

SMARRITI NEL MONDO DIGITALE

Una sfida in cui non ci sono indicazioni o maestri. Proprio nella fascia d’età in
cui si verifica il massimo sviluppo sociale ed emotivo sommato ad una limitata
capacità di autoregolazione, i ragazzi si trovano soli a esplorare il mondo
virtuale, talvolta ancora prima di quello reale.
Genitori, insegnanti e professionisti della salute, anche quando “convertiti”
dall’analogico al digitale faticano a essere guida, a fornire un’educazione e a
riconoscere i pericoli. C’è spesso un’ingenua serenità nel sapere il proprio
figlio tranquillo in stanza al computer o al telefono anzichè per strada.
Rimangono poi disorientati quando scoprono che il figlio o la figlia dietro la
porta nella loro stanza sono vittime di Cyberbullismo, di Revenge porn, di
challenge pericolose e mostrano i sintomi di tecnopatologie.
Secondo una recente indagine di Altroconsumo condotta su ragazzi tra i 15 e i 17
anni e genitori con figli della stessa età è emerso che il 73% dei genitori si
fida della condotta online dei figli e l’88% è convinto che i giovani utilizzino
internet per la scuola eppure solo l’81% dei ragazzi dice di farlo. Rispetto l’uti-
lizzo dei social network il 42% degli adolescenti afferma di possedere non
meno di 4 profili su diverse piattaforme, ma solo il 26% di genitori ne è
informato. I genitori sono risultati sottostimare gli effetti negativi che i
social possono avere sul benessere psicologico dei ragazzi. Eppure il 63% dei
ragazzi ha riferito di soffrire di qualche problema legato alla sfera emotiva a
seguito delle proprie attività online. Il 43% ha riportato di soffrire di ansia,;
il 39% di sbalzi di umore e il 27% aumentata irritabilità, riconosciuti però
rispettivamente solo dall’8%, dal 19% e dall’11% degli adulti (Altroconsumo.
2023).

IDENTITA’ DIGITALE E MONDO REALE

Adolescenti e non faticano a riconoscere l’identità digitale come qualcosa di
reale come se il mondo digitale fosse parallelo a quello reale ma che “ciò che
viene fatto in rete, resta in rete”.
Niente di più pericoloso. L’identità e la reputazione online sono cruciali per la
gestione delle relazioni offline.

CYBERBULLISMO E REVENGE PORN

Il cyberbullismo è definito come “un qualsiasi comportamento messo in atto
attraverso mezzi elettronici o digitali da individui o gruppi che comunicano
ripetutamente messaggi ostili o aggressivi volti a infliggere danno o disagio
agli altri” (Ferrara P. et alt., 2018).
Lo si può considerare una versione “aumentata” del bullismo in quanto verte su
due “vantaggi” che la declinazione nel mondo reale non consente:

  •  l’anonimato, attraverso l’uso di nicknames e false identità, che promuove
    atteggiamenti più disinibiti e aggressivi dando al cyberbullo un’impressione di
    sicurezza e impunibilità.
  •  la spropositata ampiezza, rispetto il bullismo nel mondo reale, del
    potenziale “pubblico” della “piazza digitale” che assiste all’atto di bullismo

con la possibilità che il singolo episodio di bullismo venga condiviso, ri-
postato e commentato prolungandosi nel tempo.

Le vittime di cyberbullismo sono spesso anche bersagli del bullismo tradizionale,
ma mentre in questa seconda forma “classica” gli attacchi sono solitamente
limitati all’orario scolastico, il cyberbullismo raggiunge le vittime in
qualsiasi momento del giorno coinvolgendo tutte le realtà del ragazzo (casa,
attività extrascolastiche)  non lasciandogli così scampo.
Il “revenge porn”, cioè la condivisione non consensuale di materiale a contenuto
pornografico a scopo diffamatorio, è poi considerata una forma estrema e specifica
di cyberbullismo (Pisano L., 2016).
Il cyberbullismo può, al pari o più del bullismo tradizionale, determinare lo
sviluppo di una scarsa autostima, indurre livelli più alti di depressione,
problemi comportamentali, favorire l’abuso di sostanze, il disagio sociale e
talvolta può innescare una concatenazione di eventi che porta la vittima all’iso-
lamento, al ritiro sociale fino ad arrivare a sfociare in comportamenti
autolesivi o suicidari.

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