Five Fingers

Data: 01/04/13

Rivista: aprile 2013

Difficile commentare un film di questo tipo in quanto, raccontandone lo svolgimento, si rischierebbe di farsi sfuggire qualche dettaglio di troppo che finirebbe per compromettere l’originalità di un finale che rappresenta il punto forte di questa breve pellicola del 2005 di Laurence Malkin (circa 85 minuti). Fatta questa doverosa premessa, mi limiterò allo stretto necessario per delineare gli aspetti salienti della narrazione. Martijn (Ryan Phillippe) è un giovane olandese, il classico ragazzo perbene, gentile, biondo, occhi azzurri.

Impegnato in un programma alimentare per aiutare i bambini del Marocco, deve recarsi sul posto per portare avanti il suo progetto. Grazie ad Internet recluta una guida in grado di fargli strada sul territorio, quindi saluta la sua ragazza (anch’essa di origini marocchine) e prende il volo per l’Africa. Il suo incubo inizierà una volta giunto a destinazione: lui e la sua guida vengono sequestrati, quest’ultima uccisa quasi subito, mentre Martijn è tenuto in vita e sottoposto ad un estenuante interrogatorio riguardante il suo “progetto” e i suoi “contatti” nel paese. Da questo punto in poi si assiste ad una vera e propria guerra psicologica tra il giovane e i sequestratori capitanati da Ahmat (Laurence Fishburne). La prima mezz’ora, in effetti, si trascina abbastanza lentamente e i due protagonisti rispecchiano gli stereotipi tipici del caso: da una parte Martijn, giovane uomo dal volto pulito, pieno di buoni propositi, giunto in Marocco per “cambiare le cose”, dall’altra Ahmat, l’estremista e probabile terrorista che lo ha rapito, il “cattivo” che cerca di estorcergli informazioni. Fino a qui tutto sembra scontato, ma vale la pena resistere e proseguire con la visione. È un vero braccio di ferro verbale quello che si svolge tra i due, anche se ovviamente non è una lotta ad armi pari.

Entrambi si rivelano intellettualmente allenati, ma la resistenza del giovane viene messa a dura prova dal momento che il suo rifiuto a fornire le informazioni di cui il suo sequestratore lo ritiene in qualche modo in possesso gli costeranno, come si evince dal titolo… le sue dita, una dopo l’altra. Non è il caso di andare oltre per quel che riguarda la trama, tuttavia si può concludere sottolineando come questo breve film riesca, soprattutto nella seconda metà, a stimolare la curiosità dello spettatore circa la conclusione del (sadico) gioco. La delicata tematica che fa da sfondo alla vicenda è quella del terrorismo anche se, in questo caso, viene percepita solo come base per un thriller psicologico dal risvolto incerto fino alla fine; apprezzabile la scelta di introdurre, durante la narrazione, dei brevi flashback per permettere allo spettatore di mettere insieme tanti piccoli indizi che condurranno ad un epilogo nel quale i due antagonisti caleranno le rispettive maschere. Originale.

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