Giovani e vita: una sfida, un’avventura

Data: 01/12/04

Rivista: dicembre 2004

Sono Liliana. Ho frequentato il liceo classico al Collegio Arcivescovile. Durante l’anno scolastico 2001/2002 il prof di religione, Giampiero Guerra, ha proposto in classe di partecipare ad un concorso promosso dal “Movimento per la vita”. Lo slogan per quell’anno era “Giovani e vita: una sfida, un’avventura”. Come elaborato si poteva portare un elaborato letterario o un disegno.
Il primo premio è stato assegnato a Michele, un ragazzo meraviglioso, che purtroppo, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato. Il suo ultimo momento di gioia, fuori dalla lunga degenza in ospedale, l’ha trascorso con tutti i ragazzi primi tre classificati di ogni regione d’Italia a Strasburgo a visitare il Parlamento Europeo, come premio. Come rappresentanti del Trentino c’erano, quindi, Michele, primo classificato e io seconda, che abbiamo partecipato con un tema letterario e Silvia al terzo posto, che aveva portato un disegno.
Questa esperienza per me è stata molto significativa, non tanto per aver vinto, ma per aver avuto la possibilità di trascorrere un momento di gioia e di riflessione con altri giovani in un luogo molto importante per noi, appartenenti alla Comunità Europea.
La mia vita negli ultimi mesi ha avuto molti cambiamenti. Fnite le superiori ho dovuto decidere cosa fare della mia vita, ma rileggendo il tema che avevo fatto tre anni fa ho capito che i miei valori e le mie domande le porto sempre con me.
Per questo motivo volevo rendervi partecipi dei miei pensieri e condividerli con voi. Liliana


Che senso ha la vita? Ed io perché vivo?

Quante volte mi sono posta queste domande, senza riuscire a dare una vera risposta.

Nei momenti di sconforto per qualche delusione o quando si vive o si legge sui giornali qualcosa di terribile, credo sia normale chiedersi “che valore ha la vita?”, “perché succedono certe tragedie?”, “perché c’è gente al mondo che sembra non rispettare il valore più importante: la vita?”

Queste domande non se le pone solo un giovane, ma anche un bambino, che nel suo piccolo, si chiede “perché ci sono uomini cattivi?” e gli adulti che cercano di fare “giustizia” alle tragedie che succedono.

Tante volte si sente dire: “I bambini, i giovani sono il futuro dell’umanità. Riponiamo in loro la speranza di un mondo migliore”. Ma poi cosa vuol dire un “mondo migliore”? In alcuni paesi dilaniati dalla guerra, dove i bambini nascono in mezzo ai combattimenti e imparano fin da piccoli a usare le armi e a pensare che la cosa più giusta sia annientare il nemico, come possono immaginare un mondo diverso se quella è la loro vita? Come possono i ragazzi occidentali far capir loro che esiste un “mondo migliore”? Come far capire che uccidere è sbagliato, che l’odio può portare solo ad altro odio e per questo bisogna risolvere le “questioni” pacificamente, senza poi portare rancore?

Il mondo è grande. È anche vero che ci sono molti ragazzi che credono in un futuro fatto di pace e amore, ma sono sempre troppo pochi e poi spesso è difficile portare avanti le proprie idee davanti ai compagni, agli adulti,al mondo. Inoltre credo ci sia un pensiero ricorrente in molti: “Ma io non sono niente, non credo che il mio aiuto serva poi così tanto, forse solo a poche persone, quindi per quale motivo impiegare tutta la mia fatica, il mio lavoro e il mio cuore?” Spesso si vorrebbero fare grandi cose con poco sforzo, ma soprattutto in poco tempo, ma questo si sa che è difficile. E ciò è difficile da comprendere soprattutto quando si è giovani che si freme dal desiderio di veder subito realizzati i propri sogni.

Ma ritornando alla mia domanda iniziale, sul senso della vita, posso solo dire che per me la vita è qualcosa di speciale, anche se a volte mette alla dura prova, con le sue mille difficoltà di ogni giorno, e che posso trovare un senso, per me molto importante, nell’aiutare gli altri, soprattutto i bambini, perché mi piacciono, mi riempiono il cuore sempre di allegria e danno un senso alla mia vita. Quando mi chiedo per quale motivo io vivo, nei momenti di grande sconforto non riesco a darmi una risposta (forse anche perché in quei momenti sono egoista e penso solo al mio dolore e ai miei problemi), ma poi mi dico che vivo grazie alle persone che mi stanno attorno, che mi amano, che mi appoggiano e mi danno fiducia nelle mie scelte e che mi sostengono nelle difficoltà. A volte, comunque, anche quest’ultima situazione può mettere in crisi: la paura di deludere le aspettative di chi ti vuole bene, di non essere all’altezza, di essere valutati in modo migliore di quello che in realtà ci si sente di essere. E io credo che questo non sia solo un mio problema, ma anche di altri giovani. Ci sono anche ragazzi con il problema opposto: avrebbero bisogno di sostegno e di fiducia per realizzarsi, ma nessuno, o pochi, credono in loro e quindi si sentono dei perdenti. Io però credo che tutti abbiano delle doti, ognuno deve solo riuscire a trovare la propria strada, quella giusta che lo renderà un uomo maturo, soddisfatto di ciò che è riuscito a costruire.

Spesso si sente dire dagli adulti che “non ci sono più i giovani di una volta”. Questa affermazione comunque l’ho sentita anche studiando filosofi dell’antica Grecia, che si lamentavano di questo problema e ripensavano ai tempi passati con malinconia. Quindi è normale che in ogni generazione ci siano dei cambiamenti, anche se io credo che si possa notare che in tutti, in chi più in chi meno, rimangono sempre i valori fondamentali: la vita, l’amicizia e la solidarietà.

Noi giovani d’oggi ci uniamo molto nella musica, si ama andare con il proprio gruppo ai concerti; unisce il cinema, ma anche lo sport, anche se purtroppo talvolta, soprattutto nel calcio, si sentono episodi sgradevoli di violenza sulle tribune. Io, pur essendo una ragazza, non riesco a capire il motivo di questa violenza la domenica, perché credo che il calcio, come tutti gli altri sport, debba servire ad unire le persone,a divertirsi in compagnia, dimenticando le fatiche fatte durante tutta la settimana appena trascorsa. A noi giovani stare in gruppo, assieme ai nostri coetanei, serve per condividere gli stessi sogni, le stesse esperienze e gli stessi problemi, è un modo per confrontarsi. Infatti molto spesso troviamo difficoltà a comunicare con gli adulti, che sembra non riescano a capirci con le loro idee di un “tempo”. Spesso gli adulti non capiscono il nostro modo di vestire, i nostri gusti su quanto riguarda la musica e il cinema, sul modo di passare il tempo libero (“guarda meno televisione e goditi l’aria fresca”, “non vivi senza cellulare?”) e questo è motivo di contrasto, che talvolta porta al desiderio di più libertà e alla voglia di passare più tempo possibile in compagnia dei propri amici.

Per noi giovani la vita è proprio una sfida, perché, ora che piano piano ci stacchiamo da mamma e papà, dobbiamo imparare ad affrontare più autonomamente le occasioni che ci si presentano nel cammino della nostra vita e nel cercare di realizzare i nostri sogni. Ma nello stesso tempo è un’avventura, perché dobbiamo superare i vari ostacoli che la vita ci mette di fronte e non lasciarci abbattere, ma continuare ad andare avanti e pensare sempre alla meta finale. E un po’ come quando si deve fare una scalata in montagna: la sfida è quella di raggiungere la meta nel migliore dei modi, ma nello stesso tempo è un’avventura, perché si vedono quali sono le proprie capacità e con queste si cerca di superare tutti gli ostacoli. Io comunque credo che la vita sia la sfida più bella e dobbiamo imparare a viverla giorno per giorno nel migliore dei modi, assaporando ogni momento, che sia di gioia che di dolore, che ci viene regalato da Dio e gustando i bei momenti che trascorriamo in compagnia delle persone a noi care.

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