Giovanni Zardini. Filosofia e fede: un’alleanza vincente

Data: 12/02/24

Rivista: febbraio 2024

Categoria:Interviste

Una biblioteca colma degli “arancioni” di Laterza, un grande amore per la filosofia medievale e tanta fede per superare i momenti difficili. Giovanni Zardini fin da piccolo convive con l’Asperger, diagnosticata, dopo un lungo percorso, solo a 28 anni. Nel marzo 2015 lo straordinario traguardo di una laurea magistrale in Scienze filosofiche. E adesso? Il sogno di insegnare: “il lavoro più bello”.

Entriamo subito nel vivo. Da dove nasce la passione per la filosofia medievale?

Fin da quando ero alle medie mi sono sempre interessato al medioevo, in particolare agli aspetti ecclesiastici. Credo che sia un periodo decisivo che ha dato vita a molte delle ragioni dell’età moderna. Quando poi ho scoperto i dibattiti filosofici in terza liceo con Anselmo d’Aosta, Giuglielmo di Ockham, Agostino d’Ippona mi sono detto “è il mio!”. Ricordo anche che andavo a parlare con il prete della parrocchia di queste questioni, soprattutto sugli aspetti clericali ed ecclesiastici.

– Il momento dell’iscrizione all’università è un passo importante. Com’è stato per te?

Per me è stata una bellissima novità! Ero molto entusiasta di scoprire un nuovo ambiente e una nuova realtà. È stato come aprire un nuovo cassetto. Avevo voglia di dimostrare di fare del bene e togliermi le mie soddisfazioni. È stato un momento che ho preso in senso molto positivo.

– Cos’ha significato ottenere una laurea magistrale con l’Asperger?

Fin da quando ero bambino inciampavo di notte o non riuscivo a camminare. C’era sempre qualcosa che non andava. La diagnosi purtroppo l’ho avuta tardiva, dopo aver girato molti medici, a 28 anni, quando mi mancavano ormai solo tre esami alla fine della magistrale. L’Asperger, per quanto mi riguarda, la vedo come una potenzialità, un punto in più, soprattutto per l’aspetto intellettivo dove abbiamo delle doti particolari, come fare facilmente dei “calcoli alti” in matematica. Nonostante questo ottenere la laurea magistrale è stata una grande conquista perché durante la mia vita ho sofferto molto.

– Hai detto che è la fede che ti ha permesso di affrontare tutto il negativo della vita. Cosa intendi?

Ne ho passate tante. Ho avuto tanti momenti di sofferenza profonda. Quello che dico a tutti è che la fede è un grande valore nei momenti più bui e cupi. Non ti toglie il dolore ma ti aiuta ad affrontarlo. Dio non butta mai via la sofferenza delle persone e non rimane indifferente al dolore. In certi momenti ad esempio sto ancora male e avere accanto la fede è una grande risorsa. Io dico sempre “Dona il dolore che hai nel cuore a Dio”. Questo stretto rapporto con Dio l’ho coltivato fin da piccolo aggrappandomi ad una fede che non è mai alla ricerca di grandi miracoli. Io credo che Dio lo incontri anche stando da solo in camera tua, nelle persone e nella quotidianità.

Tra le tue frasi più belle c’è senz’altro questa: “La vera bellezza di una persona non la si vede nel corpo, ma nel Cuore!”. Un’eredità dell’anima agostiniana o forse del cuore di Pascal?

Assolutamente agostiniana. In Interiore homine habitat veritas (Nell’interiorità dell’uomo ha sede la verità) diceva S. Agostino. Le Confessioni sono un un dialogo aperto con Dio in un rapporto intimo e allo stesso tempo intellettuale. La verità sta tutta lì: nel cuore di ogni persona.

Da diverso tempo dai anche ripetizioni di latino ai ragazzi delle superiori. Com’è stare dall’altra parte della cattedra?

Sono cresciuto con il latino. Per tanto tempo io, mio fratello e mia sorella abbiamo vissuto con mia nonna che aveva alle spalle trent’anni di insegnamento di questa materia, quindi eravamo in una botte di ferro. Nelle versioni a scuola copiavano tutti da me e da un mio amico. Stare dall’altra parte della cattedra è quello che ho sempre desiderato. È bello e da tante soddisfazioni. Poco tempo fa un adolescente che seguo mi ha fatto gli auguri di buon natale e buon anno nuovo. Queste sono cose che ho sempre voluto. Il mio sogno adesso è quello di insegnare filosofia facendo amare questa disciplina come l’aveva fatta amare a me il mio insegnate di un tempo. La filosofia ti apre la mente e ti aiuta a riflettere. I ragazzi poi ti danno tanto, ti arricchiscono e secondo me non c’è lavoro più bello che stare con i ragazzi: la risorsa più importante per il futuro.

Se potessi lasciare un messaggio ad altri ragazzi e ragazze che, come te, convivono con Asperger, cosa gli diresti?

Direi loro che l’Asperger non è una malattia ma una condizione che varia da persona a persona con un ventaglio molto ampio di forme. È necessario valorizzare i talenti che abbiamo e vedere questa condizione come un punto a favore, una risorsa. Direi loro di non credere che il loro passato sia vincolante per il futuro. In generale il passato è una lezione e non una sentenza. In quinta superiore ad esempio avevo gli attacchi di panico e ora con il cammino che ho fatto sono riuscito a chiudere l’università. “Le battaglie del passato vinte o perse non vanno più combattute” mi raccontava un prete. Questo direi ai ragazzi e alle ragazze con Asperger o autismo: bisogna guardare avanti. Se tu hai in mano un aratro devi guardare avanti, se guardi indietro l’aratro va a zig zag. Tutto questo me lo ha insegnato ancora una volta la fede.

– Un’ultima cosa: hai raccontato che l’unica cosa che sai fare per sfortuna (o per fortuna) è studiare. Alla fine di tutto sei ancora convinto di questa tua scelta?

Per me lo studio è una risorsa. Ho finito nove anni fa l’università ma ho sempre libri da leggere e da studiare. Penso ancora oggi che i libri e lo studio siano la mia realizzazione. Basta guardare la mia collezione degli “arancioni” di Laterza (la famosa collana Filosofi). Sto girando mezzo mondo per completarla. Lo studio è un valore e bisognerebbe non dimenticarlo. Apprendere e conoscere ancora oggi mi aiuta molto.

 

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