Il futuro non è una promessa

IL FUTURO NON È UNA PROMESSA
Cosa significa oggi essere giovani in un mondo che cambia così
rapidamente?
di Linda Turchetto

Nel tessuto sociale contemporaneo, i giovani rappresentano il fulcro delle speranze e
delle sfide di domani. Sono i protagonisti di un mondo che viaggia ad altissime velocità,
caratterizzato da mutamenti – come direbbe l’antropologo Eriksen – “fuori controllo”, e
che ha generato un clima sempre più complesso, lasciando spazio ad un diffuso senso
di incertezza legato al futuro.
In questo contesto, le prospettive dei giovani sono modellate da un’ampia gamma di
ansie e timori profondamente radicati, che stanno plasmando una realtà sociale
estremamente insicura.
In una società in cui il successo è spesso definito in termini di stabilità finanziaria e
prestazioni accademiche, il fattore che forse più influenza i ragazzi è la pressione
derivante dalle aspettative sociali: siamo tutti costantemente esposti a messaggi che
promuovono ideali tutt’altro che realistici e che alimentano la convinzione che il
“fallimento” sia inaccettabile.
Tra i vari cambiamenti fuori controllo è impossibile non menzionare l’avvento dell’era
digitale. Avvento che, da un lato, ha generato una miriade di opportunità e possibilità,
ma dall’altro ha portato con sé anche nuove sfide, lasciate nelle mani dei giovani, che si
ritrovano a dover far fronte ad ulteriori preoccupazioni legate al lavoro e alla sicurezza o
meno di certe professioni.
Il rapido avanzamento dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sta infatti
sollevando molteplici interrogativi sulle competenze richieste nel mercato del lavoro del
futuro, costringendo i giovani a confrontarsi con l’incertezza riguardo alle prospettive di
carriera e alla necessità di adattarsi continuamente a un ambiente in costante
evoluzione.
Sempre legato alla sfera lavorativa, un altro fattore di preoccupazione è la precarietà
economica. Molti giovani si trovano a dover affrontare l’instabilità del mercato del

lavoro, la mancanza di opportunità di crescita professionale e l’aumento dei costi di
istruzione e alloggio.
È evidente che tutto ciò possa ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di vita e
limitare le prospettive future dei giovani, contribuendo a generare ancora una volta
sentimenti di frustrazione e disillusione.
I giovani si trovano inoltre di fronte ad una crisi ambientale senza precedenti. Il
cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il rischio di esaurimento delle risorse
naturali, minacciano il loro futuro e quello delle generazioni successive. La
consapevolezza di questa emergenza planetaria genera sempre più ansia e
preoccupazione.
Oltre alle pressioni esterne, ci si interfaccia anche con un processo di ricerca di identità
personale. In un’epoca caratterizzata da una tale saturazione di informazioni e dalla
cultura dell’immagine, molti si trovano ad affrontare la sfida di definire chi sono
realmente e da quali valori sono guidati.
La ricerca di un senso di appartenenza e di scopo diventa quindi cruciale, e molti si
sentono sopraffatti dalla necessità di trovare il loro posto nel mondo. Cosa per nulla
semplice e scontata in una società complessa come la nostra.
Nonostante le molteplici sfide che deve affrontare, l’universo giovanile oggi incarna
anche un’energia e una determinazione straordinarie nel perseguire un futuro più
inclusivo e equo. Molte organizzazioni giovanili si battono per la giustizia sociale e
l’inclusione, riconoscendo la necessità di costruire una società che valorizzi e rispetti le
differenze individuali.
Questo impegno per un cambiamento positivo offre speranza per un futuro in cui i
giovani possano realizzare pienamente il loro potenziale e contribuire a creare un
mondo migliore per tutti.
Ma la cosa forse più demoralizzante in tutto questo, è il modo in cui gli adulti spesso
siano in grado di svalutare la condizione in cui riversano oggi i giovani, additandoli
come “una generazione di falliti” e pretendendo di spiegare loro come progettare un
futuro che non gli appartiene. Spesso li sbeffeggiano come se avessero a che fare con

degli esseri inferiori perché “io alla tua età usavo il telefono a gettoni..”, o “io a 13 anni
già lavoravo..”.
Le vecchie generazioni tendono insomma, per chissà quale motivo, a raffigurare i
giovani come una massa di inadatti a prendere le redini del pianeta.
Resta comunque il fatto che, come dice Galimberti, ad oggi il futuro non è più una
promessa. È anzi diventato sinonimo di incertezza. Ma nonostante le sfide, stiamo
cercando di dimostrare al mondo la nostra resilienza, impegnandoci a superare i
numerosi ostacoli che ci troviamo di fronte.
È importante ricordare che ogni sfida è anche un’opportunità per imparare, adattarsi e
innovare, e stiamo usando le nostre energie per tentare di mantenere vivo quel barlume
di speranza che ci fa andare avanti, nell’ottica di creare una società in cui equità,
sostenibilità e inclusione siano all’ordine del giorno.

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