In sella al mio sogno: La storia di Max

IN SELLA AL MIO SOGNO: LA STORIA DI MAX

Un sogno che sembrava impossibile e che diventa una splendida realtà. Possiamo iniziare così il racconto della bellissima di storia di Massimo Bazzoli, conosciuto come Max, il centauro in carrozzino. 

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua grande avventura, iniziata un po’ di tempo fa e viva ancora adesso. 

La tua è una storia davvero particolare e interessante. Una di quelle che “fa sognare” che tutto sia possibile. Puoi raccontare in breve del tuo sogno? È davvero tutto possibile secondo te?

Sì, secondo me è davvero tutto possibile. Il trucco è restare con i piedi per terra. Oddio, restare con i piedi per terra nella realizzazione di un sogno, può apparire un controsenso, me ne rendo conto, però… Ad esempio, vuoi arrivare sulla luna? Se lo vuoi davvero ci arriverai. Sì. Non accadrà domani come per magia, e ti servirà una laurea in ingegneria aerospaziale, come minimo. Questo intendo con “piedi per terra”. In un’intervista televisiva, per spiegare come sia diventato un pianista, Giovanni Allevi (che è anche laureato in filosofia) ha raccontato che, quando nasciamo, sappiamo il perché, conosciamo le nostre attitudini ma crescendo le dimentichiamo. Solo così posso spiegare, in breve, il mio desiderio. Ricordo di aver voluto andare in moto sin da bambino, pur essendo nato nella condizione fisica in cui sono. Strano no!? Ma so di aver avuto dentro di me questo desiderio da sempre e che, se non lo avessi realizzato, sarei stato infelice, avrei avuto un rimpianto.

Se potessi raccontare la tua storia con una canzone o con un libro, quale/i sceglieresti e perché?

Bella domanda. Un giorno degli amici mi dissero: “Non sarai un vero motociclista finché non avrai letto ‘Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta’ di Robert M. Pirsig”. 

L’ho letto, capendo troppo tardi la presa in giro. Se sono un motociclista però, o meglio, un motociclista legato ad uno specifico brand, lo devo a Max Pezzali. “Sempre il sogno nel cervello di una moto per cavallo”, frase contenuta in “Jolly Blue” (settima traccia del primo album degli 883, 883 che è anche un modello del brand di motociclette di cui sopra), me la sono persino tatuata addosso. Tu vuoi conoscere anche i perché però, e quelli, si collegano tutti alla domanda sopra. Forse sono semplicemente un po’ scemo. Il giusto dai!

Nel tuo libro traspaiono tutta la forza e il coraggio che ti hanno portato ad ottenere il tuo motociclo. Credi che la società di oggi sia pronta ad accogliere determinate novità oppure si fa ancora tanta fatica ad andare incontro ad esigenze che sono “meno comuni” di altre?

Credo che la società, oggi come in passato e forse sarà così anche nel futuro, predichi bene e razzoli male. Recentemente mi è capitato tra le mani un modulo, il primo che avessi mai visto con i miei occhi, con la dicitura in calce “Firma del Genitore 1 e del Genitore 2”. Sappiamo tutti che questa dicitura sia figlia delle unioni civili tra omosessuali. Benissimo, fantastico, meraviglioso, però, siamo sicuri sia davvero questa la strada giusta? La mamma, è la mamma; il papà, è il papà. Mamma e papà hanno una loro identità definita dalla natura, dai cromosomi XX o XY. Oggi si vuole eliminare l’identità di genere, bisogna essere fluidi e, così come negli anni ’60 e ’70 le donne hanno cominciato ad indossare i pantaloni, oggi ci sono uomini che si truccano ed indossano la gonna. Benissimo. Nulla in contrario, anzi, fantastico, ma, di fatto, nelle famiglie arcobaleno c’è un genitore biologico ed un genitore adottivo. Ecco. “Genitore biologico”; “Genitore adottivo”. Non sarebbe forse questa la dicitura più corretta? Lo è già sotto il profilo giuridico, ma non sarebbe anche più paritaria rispetto a “Genitore 1” e “Genitore 2” che invece, a mio avviso, crea inevitabilmente una classifica d’importanza tra i genitori? Tra l’altro, in quel modulo che mi è capitato tra le mani recentemente, era anche implicito che il “Genitore 1” fosse il papà o il genitore biologico, mentre il “Genitore 2” la mamma o il genitore adottivo. Poi si dice di voler abolire il patriarcato. Bah… Non so se è chiaro ciò che intendo!

Tu scrivi che realizzare un sogno è dare un senso alla propria vita.  Cosa consiglieresti a tutte quelle persone che a causa delle loro difficoltà  non riescono a realizzare i propri sogni? E soprattutto, come far capire a chi è al loro fianco, che l’eccessiva protezione anche a fin di bene, non fa mai bene davvero? Non è sempre impossibile farcela in fin dei conti. 

Cosa consiglierei alle persone che non riescono a realizzare i propri sogni? Semplice, di realizzarli, di non arrendersi! Una mia amica una volta mi disse: “Chi non vuole cerca scuse, chi vuole cerca soluzioni”. Penso sia vero: chi si ferma davanti alle prime difficoltà le usa come scuse per poter dire a sé stesso di averci provato, ma, se ci avesse provato davvero, beh, ci sarebbe anche riuscito. Ricollegandomi alla risposta di prima, io non sono genitore, né biologico né adottivo. Sento spesso dire che, se un figlio è felice, questa sia la gioia più grande anche per un genitore. Forse con il senno del poi questo può succedere. Penso ad esempio a Vasco Rossi che ha lasciato la Facoltà di Giurisprudenza per inseguire i propri sogni di rockstar se non sbaglio. Oggi Vasco è Vasco, ma non so quanto mamma Novella sia stata felice della sua scelta, agli inizi. Recentemente, Sinner, ha ringraziato i genitori per averlo sempre appoggiato nelle sue scelte, ma tutti i commentatori televisivi hanno dubitato della veridicità delle sue parole attribuendole ad un momento di estrema gioia per aver raggiunto un risultato storico per il tennis italiano. Io, sarei disonesto se non ammettessi di essere stato, e di essere, molto fortunato. Mio padre è sempre quello che frena le mie idee, le mie iniziative, che mi spinge a fare qualcosa di diverso rispetto a quello che vorrei fare. Però, mio padre è la stessa persona che il giorno del mio diciottesimo compleanno mi ha accompagnato ad iscrivermi a scuola guida e che, il giorno nel quale ho superato l’esame di teoria per la patente, mi ha accompagnato a comprare la mia prima macchina. Credo che il suo comportamento sia funzionale a farmi saggiare la bontà della mia scelta. L’ho detto prima: chi si ferma davanti alle prime difficoltà le usa per dire a sé stesso di averci provato, ma forse il primo a non essere convinto della bontà della scelta era lui stesso. Io? Ho sempre trovato in mio padre il primo scoglio da superare ma, come avrai già capito per quello che ho raccontato, non è mai stato così poi, nella realtà. Se fosse qui ti direbbe che essermi comprato una motocicletta sia stata la scemenza più grossa che abbia mai fatto in vita mia, ma so che è fiero ed orgoglioso di me. Non me lo dirà mai. Grazie papà.

Il tuo modo di vedere la vita ti ha sicuramente aiutato a realizzare questo sogno, ma il centauro in carrozzino ha avuto e ha delle paure? Come le ha supera?

Guai a non avere paura. Chi dice di non avere paura dice il falso. Ho paura ogni volta che salgo in sella; tra qualche giorno andrò per la prima volta in Austria da solo (in macchina) affidandomi solo al GPS per trovare la mia destinazione. Ho paura. Ma lasciar vincere la paura significa non vivere, quindi, sono felice di averla sempre con me perché mi fa essere attento, ma la mando a quel paese.

Hai altri sogni nel cassetto e se sì, puoi rivelarceli?

Andrò al Mugello, alla gara di MotoGP e sarà la mia prima gara dal vivo, in Tribuna Centrale! Mi sto adoperando a livello politico, perché c’è tanto da fare nel mondo dei trasporti pubblici per i diversamente abili, inoltre vorrei che il mio libro, la mia storia, servisse da monito alla politica per modificare quello che ancora non va nel mondo delle patenti speciali. Ma forse tu non vuoi che ti parli solo di motocicli, patenti, leggi. Il sogno dei sogni sarebbe una famiglia mia ma, forse per quello sono un po’ in ritardo? Non tanto dal punto di vista anagrafico, quanto sociale. Come abbiamo detto: oggi l’idea di famiglia si sta sgretolando, soprattutto dal punto di vista del “…per sempre felici e contenti”. Comunque vedremo, la vita è piena di sorprese!

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