Scuola inclusiva: utopia o realtà?

Scuola inclusiva: utopia o realtà?
L’integrazione scolastica è alla base del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Le Legge 104/92
infatti riconosce e tutela la loro partecipazione alla vita sociale, in particolare in alcuni luoghi
fondamentali tra i quali la scuola. Per fare questo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca (ex Ministero dell’Istruzione e del Merito) ha preso in carico, nel corso degli anni, diverse misure
di accompagnamento come il finanziamento di progetti, iniziative di formazione del personale docente di
sostegno e curriculare e del personale amministrativo, tecnico- ausiliare o ancora l’eliminazione degli
ostacoli e barriere, fisiche e culturali.
Ad oggi però qual è la situazione? Secondo l’ultimo rapporto ISTAT [1]solo nell’anno scolastico
2022/2023 sono stati quasi 338mila gli alunni con disabilità a frequentare le scuole di ogni ordine e grado,
il 4,1% degli iscritti (+7% rispetto al precedente anno). Questo dato, già di per sé rilevante, mette in luce
uno scenario italiano in evoluzione sul piano del bisogno di inclusione sociale. Alla crescita dei casi di
certificazione di disabilità, dovuta tra le altre ad una maggiore consapevolezza relativa al tema, aumenta la
necessità di piani di integrazione adeguati in grado non solo di “far reggere” il sistema ma di garantire
interventi adeguati per lo sviluppo delle potenzialità dei singoli alunni. Il quadro dato dall’Istituto
Nazionale registra infatti una panoramica complessa in termini di casi con un 56% di disturbo dello
sviluppo psicologico nella scuola d’infanzia (23% nella secondaria di II grado) e il 41,9% di disabilità
intellettiva nelle secondarie di I grado (48,3% nelle secondarie di II grado). A questo si aggiunge la
presenza di casi di pluridisabilità con una maggiore incidenza (54%) nei casi di alunni con una disabilità
intellettiva. Nel 28% dei casi infine, come marcato dall’Istituto, gli alunni con disabilità presentano
difficoltà negli spostamenti interni agli edifici, nell’andare in bagno o nel comunicare.
Tale scenario mette in luce l’esigenza di una risposta chiara e individualizzata, sopratutto in termini di
sostegno, tra le primarie e maggiori fonti di garanzia di una buona inclusione. E qui il principale
problema. Come registrato dall’Istat infatti, nonostante la migliore offerta di insegnanti per il sostegno
(+10%), 1 su 3 non ha ancora una formazione specifica e il 12% viene assegnato in ritardo. Ancora forte
inoltre la discontinuità nella didattica: il 60% degli alunni con disabilità cambia insegnante per il
sostegno da un anno all’altro, il 9% nel corso dello stesso anno scolastico.
La situazione non migliora poi se analizziamo l’accessibilità. Il 40% delle scuole risulta ancora non
accessibile con un leggero divario tra nord (44% di scuole a norma) e sud (36% di scuole a norma). Lo
scenario però è ben più difficile da valutare per i soggetti affetti da sordità o ipoacusia per cui solo il 17%
delle scuole dispone di strumenti adatti (scendendo addirittura al 1,2% in casi di cecità e ipovisione, dove
sono necessarie mappe a rilievo e percorsi tattili). A questo si aggiunge poi l’accessibilità nei luoghi
extrascolastici ma comunque adibiti alla cultura quali i musei. In questo caso, come registrato ancora
dall’Istat, la presenza di servizi igienici a norma, rampe o ascensori è ancora molto bassa aggiungendosi
alla già presente problematica della scarsità di reti sociali che colpisce circa il 43,5% dei cittadini con
disabilità.
Per garantire una vera scuola inclusiva insomma c’è ancora molto lavoro da fare. I primi doverosi passi
sono già chiari: favorire e semplificare la formazione “specifica” dell’organico docenti, garantire
un’accessibilità a 360°, promuovere una solida rete sociale a livello comunitario.

[1] ISTAT “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – anno scolastico 2022-23” – 2 febbraio 2024

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