SUPEREROIFRAGILI

SUPEREROIFRAGILI
Gli adolescenti tra nuove sfide e costruzione di futuro
di Lorenzo Pupi

A prima vista, gli adolescenti di oggi possono sembrare dei supereroi: indistruttibili e pieni di
fiducia. Dietro questa pelle spesso si celano insicurezze e vulnerabilità carsiche, che
emergono quando meno ce lo si aspetti.
La quinta edizione del Convegno internazionale organizzato da Erickson e tenutosi presso il
Palacongressi di Rimini il 12 e 13 aprile scorsi ha approfondito le pratiche e gli strumenti più
efficaci per lavorare con le giovani generazione, con una particolare attenzione al dialogo,
attraverso workshop dedicati e momenti di confronto con gli esperti e del settore.
Tra tutte le figure che ho avuto l’opportunità di ascoltare due sono quelle che mi hanno
maggiormente ispirato. Uno tra tutti Stefano Laffi, socio fondatore di Codici, che da anni
svolge attività di ricerca, consulenza e formazione nel campo del welfare.
Secondo la sua analisi i luoghi di aggregazione, pensati nel secolo scorso in Italia, non
incontrano più le richieste dei giovani e della società in generale, aggiungo. Occorre
ripensare gli spazi per ritrovare la partecipazione: – “il senso di responsabilità nasce dalla
consapevolezza del poter e saper agire, creare e pianificare nuovi modi di prendersi cura
della cittadinanza e quindi di se stessi.”
“I ragazzi disertano la scuola, i colloqui di lavoro, non li vedi più, spariscono, dobbiamo
prendere sul serio i loro “no”, il loro rifiuto e ripensare ai luoghi perché tornino ad esserci, se
andiamo avanti così tra qualche anno la scuola sarà abbandonata. I loro dinieghi sono
strettamente connessi all’idea di tradimento che percepiscono le giovani generazioni, non
credono che le cose possono cambiare.”-
Ecco perchè serve occuparci di quelli che non ci sono, ripensare i luoghi dell’offerta perché
possano accogliere quelli che non si sentono più parte di questa società.
“È urgente ridare senso all’istruzione”- , conclude Laffi “sappiamo quanto sia importante per i
ragazzi e le ragazze avere un vocabolario personale ricco; dal numero di parole conosciute
dipende il destino di quel ragazzo e di quella ragazza. “-

Altro momento intenso e a mio avviso provocatorio sul significato di essere fragili e del
fenomeno del ritiro è stato il messaggio di allarme lanciato da Matteo Lancini, Psicologo e
psicoterapeuta. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. Docente presso il
Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Facoltà di Scienze
della formazione dell’Università Cattolica di Milano.
“I fragili siamo noi adulti. Dobbiamo pensare ai ragazzi ed alle ragazze come unici ed
abbandonare la logica del: sii te stesso a modo mio. La scuola pensata in discipline, riunioni
per materia è superata: serve più esperienza, una co-costruzione del sapere dal basso,
dove si insegni a fare domande e non a dare risposte, dove vi sia la sperimentazione
dell’errore. Gli adolescenti non sono una categoria, ma delle persone. Ogni scuola, ogni
classe ha una trama, una sua cultura affettiva. Lo studente è quindi un soggetto all’interno di
un gruppo, ed è all’interno di questo gruppo o più gruppi che si esprime.”-

In questa narrazione “da adulti” stanno cambiando le forme di ritiro sociale. Se non si
intercetta il sistema di rappresentazione dei ragazzi e delle ragazze -“è un dramma, le
materie scolastiche non contano più, conta la relazione. Essa rappresenta l’unico vero
strumento per contrastare il ritiro. Costruire un fuori dalla scuola, attraverso una didattica
accogliente e differenziata, riconoscendo questo tempo come ore di qualità, come ore di
scuola che avvicinino al titolo: altrimenti rischiamo

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