Gli alberi parlano. Basta saperli vedere e mettersi ad ascoltare.
Anche a me è capitato. Così, girellando per Trento, mi sono imbattuta in tre alberi, tre tipi davvero singolari con molte cose da dire.
Lo si nota solingo sul Ponte dei Cavalleggeri. L’ho incontrato per la prima volta in una giornata di inizio di novembre, quando ormai sono nell’aria i profumi di caldarroste e di cera. Sorreggeva un vaso di crisantemi…niente di più appropriato considerato il periodo. È un tipo bassotto, piuttosto inquietante… irriconoscibile rispetto allo splendore di pianta che era stato. Dice che è stato il troppo amore per l’uomo a ridurlo così: smog, polveri di metalli pesanti, piogge acide lo hanno fatto ammalare. Poteva lasciarsi morire molto tempo fa, ma non poteva rinunciare a vedere il sorriso dei bambini che passeggiavano sotto di lui, i baci degli innamorati, i dolori e la dolcezza degli anziani… ecco, l’unica cosa che lo infastidiva erano quelle tiepide annaffiature canine: lo facevano delirare!
Altero sta, di fronte a Ceppo Ippocastano, l’ulivo incatenato.
Dulcis in fundo, ecco apparirmi davanti agli occhi quel gran fusto di caco!
La cameraria è un lepidottero appartenente alla famiglia Gracillaridi. È una piccola farfalla la cui larva viene detta minatrice poiché si nutre del tessuto presente tra le due epidermidi della foglia, creando una galleria – detta mina – di forma caratteristica. La specie è stata rinvenuta per la prima volta in Macedonia nel 1985 (Simova-Tosic & Filev 1985), e descritta come nuova specie da Deschka & Dimic nel 1986, sempre in Macedonia. A causa del basso numero di predatori naturali gli studiosi concordano sul fatto che la cameraria sia stata introdotta in Macedonia a partire dal suo areale di origine, forse il nord America o l’Asia.
L’ippocastano deperisce progressivamente, in particolare se la pianta soffre anche di altre patologie, come il bruciore non parassitario dovuto all’azione di sale, metalli, inquinamento dell’aria. Difficilmente l’insetto porta la pianta a morte, cosa che è però segnalata in caso di attacchi massicci e reiterati. Dove la cameraria è presente in elevata densità, le foglie possono risultare completamente coperte dalle mine della seconda generazione (foto a fianco). Si può così avere una perdita della chioma del 100% in agosto: le foglie imbruniscono, seccano e quindi cadono.
I trattamenti insetticidi risultano onerosi (in bibliografia si parla di 5-30 euro/albero), di efficacia limitata nonché rischiosi data la collocazione urbana delle piante. Per quest’ultimo motivo si stanno effettuando prove di endoterapia tramite iniezione al tronco, in pressione o per assorbimento naturale. I vantaggi dell’endoterapia sono: 1) minor inquinamento ambientale; 2) maggiore efficacia fitoiatrica, per cui a volte è possibile trattare ad anni alterni.
Si ipotizza che nel futuro l’unico sistema di controllo economicamente e tecnicamente possibile sarà di tipo biologico. A tale scopo è però necessario identificare l’areale d’origine della cameraria.
(Fonte: http://et2.unipv.it/omp/cameraria/principale.htm)