“Turisti al buio” a Predazzo

Data: 01/06/13

Rivista: giugno 2013

Il 3 aprile Prodigio ha seguito il gruppo “Non vedenti e ipovedenti” di Rovereto nella gita culturale gastronomica a Predazzo dove quest’ultimo aveva programmato di visitare in anteprima il “Museo della Guardia di Finanza della Scuola Alpina di Predazzo” e di conoscere le attività del Caseificio Sociale Predazzo e Moena.

Il gruppo è più o meno lo stesso che ha partecipato all’incontro con l’artista Carbonaro (vedere l’articolo “Sculture al buio”), persone affiatate che condividono gli interessi e le diverse “abilità” che caratterizzano i non vedenti e gli ipovedenti.

Visita al museo della Guardia di Finanza Scuola Alpina di Predazzo

La prima meta della gita è stata la caserma della Guardia di Finanza Scuola Alpina di Predazzo dove il gruppo ha avuto la possibilità di visitare il museo aperto in via straordinaria solo per i Mondiali di Sci in Val di Fiemme e che è stato ufficialmente inaugurato con l’intervento delle più alte cariche della Finanza in maggio.

Ad accogliere la comitiva c’erano il maresciallo Mariano Lollo e due suoi appuntati che hanno fatto da guide per tutta la mattinata.

Il maresciallo Lollo ha parlato della caserma la cui costruzione è iniziata nel 1914 per opera degli austriaci in un luogo considerato strategico, lasciata in seguito incompiuta, venne ultimata dal Genio Militare e ceduta alla Regia Guardia di Finanza dopo una breve periodo di appartenenza al corpo dei Bersaglieri.

Nell’inverno del 1921, il Generale Giuseppe Ferrari, Ispettore del Corpo, istituì a Passo Rolle il primo corso di addestramento sciistico. Il primo istruttore fu il Tenente Ottavio Berard, Ufficiale degli Alpini.

Dopo l’introduzione storica si è incominciato la visita vera e propria della mostra che illustra la storia della caserma. Le nostre guide hanno fatto toccare ai non vedenti molti reperti storici dell’epoca: la punta di una bomba della prima guerra mondiale, alcuni piccoli ordigni senza dinamite, i fucili italiani e tedeschi, i primi sci fatti in legno con le cinghie in pelle e tanto altro ancora.

Durante la visita non sono mancate le curiosità etimologiche, infatti, l’appuntato Tretter ha rivelato che il nome “cecchino”, con il quale si definiscono tutt’ora i tiratori scelti, deriva dal soprannome di Francesco Giuseppe I d’Asburgo, Cecco Beppe. Venivano chiamati “cecchini” i tiratori scelti austro-ungarici.

Le guide sono riuscite a raccontare e esporre in modo “visivamente realistico” tutto quanto non si poteva toccare.

Molto bello e da rimarcare è il forte legame che si è creato tra la caserma della Finanza e la popolazione di Predazzo, unione sancita da una piccola bandiera italiana donata dalle donne del posto alla caserma, stendardo che tutt’ora è esposta con orgoglio e vanto nel museo della caserma.

Nell’edificio c’è anche un’area dedicata allo sport praticato in tutte le caserme del territorio italiano che hanno sostenuto e formato atleti nazionali come ad esempio il campione trentino Cristian Zorzi.

Il gruppo è stato molto contento della visita; l’unica critica sollevata da uno dei partecipanti è che il tempo a disposizione era troppo poco.

Dopo aver pranzato in compagnia nella mensa della caserma i partecipanti sono andati in centro per bersi un caffè.

Visita al Caseificio Sociale Predazzo e Moena

Allo stabilimento il responsabile ha accolto i partecipanti e ha illustrato loro brevemente la storia del Caseificio e del “Puzzone”, formaggio molto caratteristico riconoscibile per la crosta umida ricoperta da una patina umidosa, per il quale è stata richiesta la denominazione protetta. Il caseificio è l’unico che produce il “Puzzone” ed è associato con le altre strutture simili trentine e usa il marchio comune di “Formaggi Trentini”.

Il responsabile ha accompagnato, quindi, il gruppo all’interno della struttura per la visita tattile/visiva durante la quale tutti i partecipanti hanno avuto modo di “toccare” le attrezzature utilizzate per la creazione dei formaggi.

La guida ci ha illustrato tutte le fasi operative. Ogni sera gli addetti dello stabilimento vanno dai 26 soci a ritirare il latte munto della giornata. Al mattino presto verso le 6 i lavoratori dello stabilimento (casari) calano il latte in un contenitore con il doppio fondo in rame o in acciaio con l’aggiunta del siero cioè del latte del giorno prima per aiutarne la fermentazione. Dopo la pastorizzazione, durante la quale il latte viene riscaldato per ottenere la cagliata, operazione che dura tutta la mattinata, le varie forme vengono messe in appositi teli umidi, inserite nelle fasce di legno e successivamente nelle forme standard definitive in plastica, pressate e messe in ammollo in acqua e sale dove vengono girate periodicamente.

L’ultimo passaggio è il deposito delle forme di formaggio consolidate su delle assi di legno in locali ad umidità e temperatura controllata per la stagionatura, che dura al massimo 8 mesi, dove vengono spennellate periodicamente con acqua e sale. La sala di stagionatura può accogliere al massimo 13 mila forme e purtroppo è difficile trasmettere la “visione” dell’immensità delle cataste di formaggi ai non vedenti!

Il caseificio ha anche un negozio per la vendita dei formaggi e alla fine della visita abbiamo potuto assaggiare il “Puzzone”.

Le impressioni dei partecipanti sono state positive tutti hanno toccando con mano le attrezzature utilizzate per fare il formaggio soprattutto il mega frustino utilizzato per girare la cagliata e le forme di “Puzzone”.

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