Una lettera a Babbo Natale

Data: 01/12/23

Rivista: dicembre 2023

Caro Babbo Natale,
anche quest’anno ti chiedo di portare in dono, a tutti gli uomini che abitano il pianeta, la pace
universale che sola può offrire ricchezza e abbondanza ai popoli e permettere alle persone comuni,
come me, di attraversare serenamente la vita, circondate dai propri affetti e da molti amici.
Ma visto che finora nel tuo magico laboratorio, lassù al polo nord, ancora non sei riuscito a
produrla, ti consiglio di donare un po’ di sale in zucca a tutti coloro che non ne comprendono
l’importanza. Chissà forse è proprio questa la formula miracolosa che ti porterà al successo.
Magari capiranno che non è giusto che tante, troppe, vite vengano falciate da armi sempre più
potenti, in guerre che, seppure geograficamente paiano lontane, in realtà ormai non lo sono più per
le interconnessioni che l’economia globalizzata crea tra gli stati di un pianeta reso sempre più
piccolo dai molteplici modi di comunicazione, dai mezzi di trasporto veloci e perfino da armi a
lungo raggio, capaci di colpire obiettivi anche molto lontani.
Ti invito ad abbondare col sale nella zucca di quei ricchi e potenti che le guerre le proclamano,
mentre se ne stanno al sicuro nelle loro lussuose magioni o comodamente assisi sugli scranni
governativi, magari, qualche volta, lasciando sul campo di battaglia i loro figli, i fratelli o i nipoti,
ma asciugandosi velocemente le lacrime di dolore per le perdite, con la brama di potere.
E anche molto sale ti servirà per far capire a coloro che muovono le pedine sulla loro scacchiera,
decidendone la vita o la morte, che invece si tratta di uomini e donne, figli di madri che li hanno
dolorosamente partoriti dopo nove lunghi mesi di gravidanza, figli di genitori che li hanno allevati
per molti anni tra dedizione e sacrifici, figli, infine, caduti nei pochi tremendi attimi di una
deflagrazione, dello sparo di un’arma da fuoco o sotto un cumulo di macerie. Tanto più che
invariabilmente ogni guerra si conclude intorno a un tavolo a firmare armistizi oppure condizioni di
vittoria o di resa. Per chi è lontano dalle poltrone che lo circondano, poco importa di quale fazione
si fa parte perché, come dice una poesia di Bertolt Brecht:
«Alla fine dell’ultima [guerra]
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Tra i vincitori
faceva la pace la povera gente ugualmente»
Ci riuscirai? Lo spero ardentemente, anche se l’impresa è assai ardua, perché altrimenti tutti noi, te
compreso, dovremo dire addio a questo nostro splendido mondo e soccombere sotto il peso della
stupidità di coloro che non sanno, o non vogliono, capire la bellezza della vita in ogni sua forma.

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