Edizione anno 2023

È TEMPO DI...

Dimenticare o ricordare? Accettare o cambiare? Abbattere o ricucire? Lo abbiamo chiesto ai partecipanti di questa edizione del concorso per poter così riflettere assieme attraverso un racconto, una
poesia o una fotografia come lo scorrere del tempo può aiutarci a costruire una società più inclusiva, equa, coesa, rispettosa e aperta al dialogo.

ISCRIVITI ENTRO IL 12 MARZO 2023

GIURIA

Diego Andreatta

Giornalista e sociologo, lavora dal 1985 al settimanale “Vita Trentina”, del quale è direttore dal 2015. È corrispondente dal 1996 di “Avvenire”.

Nadia Martinelli

Scrittrice, poetessa, presidente Associazione Donne in cooperazione di Trento.

Paolo Tavonatti

Insegnante e poeta.

Federico Oselini

Giornalista e cantautore, dirige il magazine Undertrenta.

Vincitore sezione "racconto": Stefano Ricci

Nozze d’oro

Sono i colori del tramonto a tingere il nostro orizzonte d’una luce rossastra che induce al riposo. In
effetti, ad essere sinceri, è una certa stanchezza quella che adesso pervade come un velo la nostra
esistenza. Ma le ingiurie del tempo che ci hanno modificato i profili, le indossiamo orgogliosi come
fossero ornamenti. Ed eccoci qua, dopo cinquant’anni, come fosse ieri. Almeno agli occhi del cuore.
Io sempre pronto allo scherzo lei, come allora, a fingere di cascarci. Io ad affrontare ancora
incosciente i mulini a vento dell’avversa fortuna, lei come dovesse sorreggere il peso del mondo…
ed in realtà è proprio così, ché non c’è lavoro più estenuante del governare casa, crescere i figli:
ogni giorno tutto il giorno e non è mai finita. Finché si è ammalata.
Ed eccoci qua, dopo cinquant’anni, come fosse ieri… a ricercare nel suo sguardo spento quella luce
che illuminava il mio ritorno a casa. A tenere nella mia la sua mano tremante.
Ma questo è il tempo di celebrare l’amore in tutte le sue manifestazioni. Quando si accende come un
fiammifero e si consuma in fretta; quando è piena condivisione nella gioia e nel dolore. Quando ride
a squarciagola incurante del mondo, più forte di tutto. Quando indugia in uno sguardo languido e
crepuscolare velato di nostalgia per un sogno spezzato. E quando è la sofferenza a misurarlo, fin
dove c’è bisogno, fin quando c’è vita…
Sì, questo è il tempo di celebrare l’amore. Quello fatto di capelli strappati e unghie nella pelle;
quello fatto di rinunce e conti che non tornano mai. Quello di notti insonni, di attese e di silenzi; di
tenerezza, complicità e progetti. Quello intimo, privato, nascosto e quello che si apre al mondo con
la felicità che si completa solo con quella altrui. Quello fatto di giorni uno dopo l’altro, tutti diversi
e tutti come il primo, quando nei suoi occhi indovinavi quelli dei figli che sarebbero venuti. Una
lunga scala di momenti fra loro annodati, faticosi, ma diretti al cielo; bagnati di lacrime e subito
asciugati da carezze. Quell’amore che si proclama eterno o, almeno, come si dice: “finché morte
non vi separi”… E sempre più spesso mi ritrovo a pensare a quanto sia ingiusto lasciare al capriccio
del destino stabilire i tempi e i modi di quella separazione. Quando non vuoi lasciarla andare, ma
non puoi neppure lasciarla qui, da sola.
E allora eccoci qua a tagliare un traguardo come se l’amore si potesse misurare col tempo. Attorniati
dai figli ormai ingrigiti, intenti ad annodare le proprie scale; dagli amici rimasti e dai nipoti già
grandi a interpretare un improbabile futuro sui loro tablet.
Facciamo festa e, anche se il mondo ci pare un posto sempre meno ospitale, è sempre il tempo di
celebrare l’amore che ci fa simili a Dio.
E tenerla per mano illudendomi di sorreggerla, mentre sono ancora io che mi appoggio a lei…

Vincitore sezione "fotografia": Florindo Rilli

Armonia

La foto vincitrice

Vincitrice sezione "poesia": Antonietta Crepaz

I spins tourna a florì

Poesia in Ladino-fodom, idioma di Livinanallongo del Col di Lana (BL)

I spins tourna a florì.

L temp no l mesura
doi zagri che gira
nte n’ora.
Ades l è l temp
de reisc che chier
gote de iega nte l’arsura
de na tiera strabaciada,
de jent che lascia
vita e speránza
co n sonn d’agonia
tra le onde del mer,
de persone che no ntёn plu
l sciuscuro del vent
e le ciantie de uciei dadomán
ma i urli de bombe e mortai.
L é ence l temp
de ciapé ite coscienza
finache l sgol de le ef
feconda elbri e prei
e i spins tourna a florì,
finache n venter de mere
deventa n scrin d’amour
de na vita voluda
finache l é ogli che no se astala
ntel scur de la not
ma i deciern l’elba del davignì.

 

Traduzione

Le spine tornano a fiorire.

Il tempo non lo misurano
due lancette che girano
su d’un quadrante.
Ora è il tempo
di radici che bramano
gocce d’acqua nell’arsura
di una terra stremata,
di gente che saluta
vita e speranza
con suono d’agonia
tra le onde del mare,
di persone che non odono più
il sussurro del vento
e il canto mattutino degli uccelli
ma urli di bombe e mortai.
E’ altresì il tempo
di prendere coscienza
finché il volo delle api
feconda alberi e prati
e le spine tornano a fiorire,
finché un ventre di madre
diventa scrigno d’amore
di una vita voluta,

finché vi son occhi che non si soffermano

nel buio della notte
ma scrutano l’alba nel divenire.