CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Luigi Manconi e la forza nella vulnerabilità 

Di Paolo Fisichella 

La vulnerabilità come risorsa politica e umana. Questo il cuore dell’evento tenutosi il 12 agosto al Teatro Comunale e che si inserisce nella rassegna “Agosto degasperiano – Allenare la democrazia” a cura della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi. Protagonista della serata è stato Luigi Manconi, sociologo, scrittore ed ex senatore e sottosegretario al Ministero della Giustizia. Il titolo dell’incontro, “Non ci vuole un fisico bestiale. Vulnerabilità e forza in democrazia”. Non solo una citazione ironica, ma la chiave di lettura di una vita e di una riflessione che, nel corso degli anni, si sono fatte sempre più profonde.

Durante la serata Manconi ha presentato la sua prospettiva unica, plasmata da un’esperienza personale che ha cambiato radicalmente la sua percezione del mondo. Nel suo libro, “La scomparsa dei colori” (Garzanti, 2024) l’autore racconta il suo lento e inesorabile scivolare verso la cecità totale, un processo durato oltre quindici anni. Non è una storia di pura disperazione, ma un percorso di coscienza e conoscenza, un viaggio in un “buio che non è un calamaio di compatta cupezza”, ma un mondo lattiginoso, a tratti caliginoso, e persino luminescente.  La sua testimonianza è un potente promemoria che la perdita della vista non è solo la fine della visione, ma la nascita di nuove sensazioni e percezioni: i suoni di una partita, le voci che si trasformano in guide, il calore del sole sulla pelle e le carezze che, pur non arrivando a segno, diventano un modo per riconnettersi con il mondo.

E Manconi, che ha vissuto sulla sua pelle la fragilità, la eleva a cifra politica. In un’epoca segnata da disuguaglianze, paure e una retorica securitaria che esalta la forza, lui propone un rovesciamento di prospettiva: la vera forza della democrazia risiede proprio nella sua capacità di ascoltare, curare e tutelare la vulnerabilità. La consapevolezza del limite, sia esso individuale o collettivo, è ciò che può generare giustizia e convivenza. La sua cecità non è solo una condizione, ma un punto di osservazione privilegiato per comprendere la condizione di “chi sta in basso”, di chi è emarginato, invisibile o vulnerabile.

Nonostante la tentazione della disperazione, che l’autore ammette con una vena di umorismo e autoironia, Manconi propone la lotta come antidoto all’immobilità. Per lui, la lotta non è solo una battaglia politica, ma un movimento continuo, una ricerca di conoscenza, un’energia che “persegue mete”. È l’azione che si oppone alla passività, l’impegno che rompe le catene del buio.

L’incontro a Telve, dunque, non è stato solo un’occasione per ascoltare un intellettuale di spicco, ma un momento per riflettere sul significato della vulnerabilità nella nostra vita. Attraverso l’esperienza di Manconi, impariamo che la fragilità non è una debolezza, ma una lente potente per comprendere il mondo e per costruire una società più giusta e compassionevole.

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