
Una graphic novel della vita quotidiana all’interno del Neuerkerode
Di Federica Capitani
La graphic novel si apre con il compleanno di Noel, un giovane berlinese di 21 anni che vive con la madre e che, come da tradizione, prepara sempre marshmallow arrostiti per festeggiare. Durante i festeggiamenti, però, la madre di Noel è colpita da un ictus improvviso. In preda al panico, il ragazzo cerca di chiamare i soccorsi, ma fatica a fornire tutte le indicazioni necessarie per far arrivare l’ambulanza. Questo evento traumatico segna una svolta nella sua vita, portandolo poco dopo al trasferimento nella comunità di Neuerkerode.
Neuerkerode non è una semplice istituzione. Nata come iniziativa di carità e riforma sociale, la Evangelische Stiftung Neuerkerode fu fondata intorno al 1868 da Gustav Stutzer, dalla riformatrice Luise Löbbecke e dal medico Oswald Berkhan. L’obiettivo originario era creare un contesto in cui persone con disabilità potessero trovare protezione, cura e un senso di comunità. Oggi Neuerkerode è una realtà complessa, spesso descritta come un “villaggio della solidarietà”, dove vivono centinaia di persone con disabilità e dove si svolgono attività residenziali, lavorative e ricreative. Tra le tavole della graphic novel appaiono una discoteca, una piscina e un laboratorio artistico.
Come menzionato nel sito ufficiale e nelle pagine finali del volume della graphic novel, l’obiettivo della comunità è coltivare un autentico senso di appartenenza tra i residenti. È proprio questo che inizialmente disorienta Noel, convinto di dover restare solo temporaneamente. Invece, si ritrova a vivere accanto a persone con disabilità intellettive di diverso grado, assistenti sociali e collaboratori.
Noel ha un disturbo dello sviluppo, volutamente non specificato dall’autore, che gli impedisce di comprendere i doppi sensi e l’uso metaforico del linguaggio, oltre a rendere difficile la memorizzazione delle informazioni. Tuttavia, è capace di cogliere le emozioni degli altri, provare empatia e reagire con sensibilità a situazioni di dolore o rabbia.
La graphic novel nasce su commissione, in occasione del 150º anniversario della fondazione di Neuerkerode. Mikael Ross ha trascorso due anni all’interno della comunità, realizzando un lavoro insieme etnografico e artistico di rara profondità. I residenti di Neuerkerode diventano personaggi a tutto tondo, dotati di personalità, desideri e manie: come Valentin, che non si separa mai dal suo vibrino, o Noel e Alice, appassionati di rock’n’roll, che assistono insieme a un concerto degli “AC-DC” a Berlino. Ross esplora con delicatezza come i protagonisti affrontino temi universali: l’amore, il sesso, la morte, il lutto, la delusione, senza mai ricorrere a pietismo o stereotipi.
Durante la sua prima lezione di judo, uno dei residenti spiega che “judo” significa “via della cedevolezza”. Attraverso la propria storia, racconta come questo sport gli abbia insegnato ad accettare le cadute, trasformandole in parte integrante della vita. Il titolo Imparare a cadere richiama proprio questa idea: la capacità di un protagonista disabile di affrontare la perdita della madre, unico caregiver, le delusioni amorose con Penelope, un’altra residente, e gli incidenti della vita quotidiana.
Vorrei citare una riflessione della blogger di “Il mio caro fumetto…”, che recensì l’opera cinque anni fa. Condividendo la sua esperienza personale di familiare di una persona con disabilità motoria e intellettiva, sottolinea quanto Ross riesca a rappresentare i personaggi in modo tridimensionale, realistico e rispettoso. Allo stesso tempo, esprime la propria rabbia per il fatto che, nonostante alcuni miglioramenti amministrativi, siano ancora le famiglie a doversi fare carico delle spese e degli aggiustamenti necessari per compensare le mancanze del servizio pubblico, un problema che solo chi dispone di risorse economiche può affrontare.