Oltre il muro del silenzio. 13 eccellenze a fianco dei diritti

Oltre il muro del silenzio. 13 eccellenze a fianco dei diritti

di Paolo Fisichella

ROMA – Non chiamatelo pietismo. Chiamatela democrazia. In un Paese dove il 5% della popolazione – circa 3 milioni di persone – convive con limitazioni gravi, la disabilità non è un’eccezione statistica, ma una questione politica urgente. 

I dati Istat sono una doccia fredda: il 30% di chi ha gravi limitazioni vive in isolamento, spesso schiacciato da costi di cura che le famiglie sostengono in solitudine.

In questo scenario, l’undicesima edizione del Premio PreSa, organizzato dalla Fondazione Mesit (Medicina sociale e innovazione tecnologica) e dal network PreSa (Prevenzione e Salute) con il contributo di Sanofi e Gilead Sciences, ha provato a ribaltare la narrazione, premiando 13 storie che non chiedono assistenza, ma rivendicano valore. L’evento si è svolto all’Auditorium Ara Pacis lo scorso dicembre.

La tecnologia che libera, lo sport che sfida

Se la politica arranca, la ricerca corre. Il riconoscimento al Wearable Robotics Laboratory della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa non è solo un premio alla scienza, ma alla libertà: qui gli esoscheletri smettono di essere fantascienza per diventare strumenti di autonomia motoria. Una visione condivisa anche da Gianmario Verona (Human Technopole), che pone la qualità della vita al centro della ricerca strategica.

Ma l’autonomia passa anche per il campo da gioco. La Nazionale di calcio a 5 non vedenti e l’atleta Diego Gastaldi hanno dimostrato che il talento non è un “nonostante”, ma una forza capace di generare nuove narrazioni. Il loro non è un invito alla resilienza forzata, ma la prova che le barriere sono spesso negli occhi di chi guarda, non nelle gambe (o nella vista) di chi agisce.

Cultura e attivismo: la battaglia per le parole

Il Premio ha acceso i riflettori anche su chi rende il mondo leggibile e accessibile. Dalla Fondazione Libri Italiani Accessibili all’impegno delle sorelle Elena e Maria Chiara Paolini con il progetto Witty Wheels, il messaggio è chiaro: la disabilità è un costrutto sociale che può essere smontato con attivismo e divulgazione.

Non sono mancate le storie di supporto clinico e umano, come quella di IncontraDonna e del progetto “Due di Noi”, che affrontano il tabù del tumore metastatico portando la prevenzione e l’informazione nei luoghi del quotidiano, trasformando la vulnerabilità in una rete di protezione collettiva.

Il modello estero: cambiare il nome per cambiare il destino

L’apertura internazionale del Premio ha guardato anche agli Emirati Arabi Uniti, premiati per una scelta semantica che è, in realtà, una dichiarazione di intenti: definire le persone con disabilità come “People of Determination” (Persone Determinate). È una provocazione che l’Italia dovrebbe accogliere: smettere di guardare alla “limitazione” come a un vuoto da colmare e iniziare a vedere la “determinazione” come una risorsa da investire.

Accessibilità, il Trentino (per ora) fuori dal progetto Spiagge Inclusive 

TRENTO – Essere “a norma” non significa essere “accessibili”. È questo il grido d’allarme emerso dall’incontro di novembre all’hotel America tra la UIL Trentino, l’unione inquilini UNIAT e le associazioni locali.

Al centro del dibattito, il progetto nazionale “E Così S.I.A. – Spiagge Inclusive e Accessibili”, sostenuto dal Ministero per le Disabilità, che però al momento vede il Trentino come un grande escluso. Il piano nazionale, che prevede interventi strutturali su mari e laghi, è partito infatti solo in Liguria, Lazio, Toscana e Abruzzo. Per ora, le spiagge dei nostri laghi restano quindi fuori dai finanziamenti specifici.

«L’intenzione è ampliare il raggio d’azione», ha spiegato Ofelia Oliva (UNIAT), sottolineando come l’accesso allo svago sia un pilastro del benessere comunitario. Ma mentre si attende l’espansione dei progetti, il territorio deve fare i conti con una realtà fatta ancora di ostacoli, soprattutto per le carenze di strutture accessibili, dovute agli alti costi di adeguamento.

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