
CHE BRAVA CHE SEI!
8 STORIE DI ABILISMO QUOTIDIANO
di Federica Capitani
“Che Brava Che Sei! 8 storie di abilismo quotidiano” è una graphic novel scritta da Witty
Wheels, nome del profilo Instagram di Elena e Maria Chiara Paolini, due sorelle disabili e
attiviste per i diritti dei più fragili oltre che consulenti, formatrici e autrici.
In questa graphic novel Elena e Maria ci illustrano, attraverso 8 storie prese dalla loro vita
personale, diverse forme della manifestazione dell’abilismo, ossia un sistema di
atteggiamenti pregiudicanti e discriminatori nei confronti delle persone disabili ma anche
una serie di politiche che impediscono a queste di vivere la propria vita quotidiana e le
proprie attività.
Nel primo capitolo, “L’amore ai tempi dell’abilismo”, le due sorelle ed autrici mostrano,
riportando un commento offensivo che una compagna di classe del liceo fece ad una delle
due, come l’abilismo può impattare fortemente sulla percezione di come le persone disabili
siano coinvolte in una relazione sentimentale e sessuale attiva. Questa percezione negativa
influisce anche sul compagno o sulla compagna del partner, specie se quest’ultimo ha un
corpo abile. Le autrici riportano anche come le persone abili che frequentano persone
disabili tendono a ricevere una serie di commenti inappropriati sulla loro relazione oltre
che domande inopportune sulle motivazioni dietro ad una relazione con una persona
disabile. In alcuni casi il partner abile addirittura si vergogna nel presentare pubblicamente
ai propri amici e parenti la disabilità della propria partner. Questo capitolo evidenzia come
l’abilismo può quindi esporre ed intrappolare potenzialmente le persone disabili in una rete
di ghosting o a orbiting, situazioni dove il partner abile, influenzato da pregiudizi abilisti,
sparisce all’improvviso o mantiene un rapporto superficiale con il partner disabile,
alimentando in lui o in lei insicurezza e frustrazione.
Nei capitoli “Io non sono come loro” e “Che Brava, Che sei!” viene trattato invece il tema
dell’abilismo interiorizzato, che è la tendenza delle persone socialmente e fisicamente
disabili a vergognarsi della propria condizione di disabilità. Questo porta ad assumere degli
atteggiamenti tossici nei confronti di sé stessi che possono portare a replicare tendenze
abiliste nei confronti di altre persone disabili, di normalizzare il senso di inferiorità delle
persone disabili e di non volere approfondire e di discutere l’abilismo. Possono portare
perfino all’isolamento dalla partecipazione alla vita sociale per la vergogna di mostrare la
propria disabilità. L’abilismo interiorizzato è purtroppo diffuso anche all’interno della
stessa comunità disabile, dove persone con disabilità possono discriminarne altre in base al
grado di autosufficienza, alla visibilità della disabilità o a quanto questa sia socialmente
“accettabile”. L’abilismo interiorizzato evidenzia la complessità e l’intersezionalità delle
discriminazioni che le persone con disabilità si trovano ad affrontare. Inoltre, le
conseguenze dell’abilismo interiorizzato possono manifestarsi in diverse forme, come
l’evitare di frequentare altre persone con disabilità, in particolare quelle con disabilità più
gravi o visibili, la rinuncia a partecipare ad eventi pubblici o a trascorrere del tempo con
amici per timore di essere giudicate e la difficoltà nell’instaurare relazioni sentimentali per
la vergogna di mostrare la propria disabilità.
Nel capitolo “Che fatica!” Maria descrive e racconta le attività che svolge durante il
weekend, tra la rendicontazione delle spese di sostegno, l’acquisto di una nuova rampa e la
ricerca di un’attività accessibile da fare assieme ai suoi amici. La descrizione di questa sua
giornata tipica ci introduce al tema della hidden labour disability, che è quell’insieme di
attività extra che le persone disabili devono svolgere quotidianamente per portare e a
termine qualsiasi attività. Le persone disabili devono occuparsi di ogni aspetto della loro
vita per renderla accessibile: dell’aspetto amministrativo e burocratico al rapporto con
l’assistente. L’hidden labour disability porta le persone disabili ad essere in uno stato di
continua stanchezza dovuta al carico di lavoro mentale che devono fare. Questo può
portare alla manifestazione di una serie di disturbi mentali, tra cui il burnout. Attualmente
in Italia, non esistono delle organizzazioni o delle realtà associative gestite da disabili che
aiutino altre persone disabili a gestire almeno la parte amministrative e burocratica del
rapporto con l’assistente.
Il capitolo “L’assistente personale” mostra Elena che con l’aiuto della sua assistente
personale Laura si prepara per andare ad una festa con tutto ciò che comporta. Questo
aneddoto pone sul tavolo il tema su come la scelta dell’assistente personale sia cruciale in
quanto egli o ella deve essere prima di tutto una figura competente, facilitare la persona
disabile nelle sue attività e rispettare gli spazi personali della persona disabile di cui si
prende cura. Il capitolo ci illustra che il servizio di assistenza gratuita in Italia non è ancora
efficace. L’efficienza di questo servizio dipende fortemente dalla collocazione geografica,
e l’assistente dato non è disponibile nel tempo richiesto. Di conseguenza, molte persone
con disabilità che non hanno la possibilità di contare su un supporto familiare o di pagare
autonomamente un assistente personale si trovano costrette a vivere in strutture di
assistenza, dove gli assistenti sono condivisi con altri ospiti e le attività quotidiane, dai
pasti alle visite, sono rigidamente programmate. Questa situazione rappresenta una forma
di segregazione che limita l’autonomia e la libertà personale.
Questa graphic novel ci illustra insomma come l’abilismo si manifesta in differenti forme
che impediscono alle persone disabili di prendere parte alla vita civica e politica gettando
luce sull’impatto della normalizzazione di questi atteggiamenti. È una lettura consigliata a
tutti coloro che vogliono approfondire o iniziare ad approcciarsi con il tema dell’abilismo
ed è soprattutto una lettura, oltre che per la scuola, per la vita.