
Grazie a tutti!
Ottava edizione Premio artistico-letterario internazionale Giuseppe Melchionna
di Redazione
Il 7 giugno al Polo Vigilianum di Trento si è svolta la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione del Premio Melchionna, il concorso letterario e fotografico organizzato dall’associazione PRODIGIO in memoria del fondatore Giuseppe Melchionna, scomparso nel 2016 dopo una vita dedicata all’attivismo per i diritti delle persone con disabilità. Sono oltre un centinaio le opere arrivate da tutta Italia per portare avanti il suo messaggio a favore dell’inclusione e dell’importanza di fare “rumore” di fronte alle ingiustizie.
Vincitrice della sezione poesia Diego Arrigoni di Brescia con la sua “L’afonia del dolore”. Vincitore della sezione racconto Mariangela Andreozzi di Trentola Ducenta (CE) con “Una voce che fa rumore”. Vincitore della sezione fotografia invece Davide Gualtieri di Mazzano Romano (RM) con “Dio è morto nelle vostre tasche”. Premiate anche tre classi, che hanno partecipato all’iniziativa con la guida dei propri insegnanti: la 1°D del Liceo Artistico Depero di Rovereto con “Il diario della verità” (sezione ragazzi) e la 1°A e 1°B dell’Istituto Comprensivo di Giovo con “Che rumore!” (sezione Juniores). Ex aequo per la sezione Talento under 18 con “Ritmo di fuga” di Viola Baeco e “La prima notte al 1522” di Natalie Civettini, entrambe autrici roveretane. Menzione speciale “Fare rumore per le donne”, dedicata alla sensibilizzazione contro il fenomeno dei femminicidi, vinta dalla giovanissima Iris Scruba di Bleggio Superiore (TN) con il racconto “Semplicemente donne”.
A vagliare gli elaborati la giuria composta dal giornalista, sociologo e direttore di Vita Trentina Diego Andreatta, dal giornalista e cantautore Federico Oselini, dal docente di giornalismo e comunicazione, già caporedattore redazione Rai di Trento Giorgio Lunelli e da Flavia Castelli, membro dell’amministrazione della Provincia di Trento con incarichi di direzione.
Alle opere più meritevoli sono andati buoni acquisto libri. I vincitori e finalisti di ogni sezione sono stati premiati con l’inserimento della propria opera in un’antologia cartacea e con una stampa del vignettista Maurizio Menestrina, educatore Anffas ideatore del “pesce grazie”.
Il concorso è stato realizzato con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, Regione Trentino Alto-Adige, Comune di Trento e con il supporto della Circoscrizione Oltrefersina, Vita Trentina e delle Casse Rurali Trentine.
Di seguito i primi classificati nelle sezioni Poesia, Racconto e Fotografia
L’AFONIA DEL DOLORE
di Diego Arrigoni di Brescia
S’appassisce ogni giorno
nell’anima una rosa
obesa dalla vita.
Diviene rumore
l’afonia del dolore
l’eco del tuo dire
privo di parole.
Trapassano come dardo acceso
le grida in un grembo d’amore
la giustizia nel cuore di un guerriero
sillabe d’aiuto
nella voce di chi voce non ha.
Non sempre la vita è matita
segni indelebili arpeggiano
nei cuori spezzati
nei desideri bambini
nei sogni erranti di ognuno.
Non sempre c’è un lettone
a scacciare la notte.
Le ferite urlano velate
nel bianco nascondimento.
Fanno ancora rumore
i battiti del cuore.
Coraggio! La sabbia della clessidra
non è ancora finita.
UNA VOCE CHE FA RUMORE
di Mariangela Andreozzi di Trentola Ducenta (CE)
Aurora corse immediatamente nel bagno della scuola, con le lacrime agli occhi. L’ennesima presa in giro, i soliti scherni, le usuali risatine. Oramai era precipitata in un vortice di insicurezze e paure così profondo, che si sentiva in balia delle onde nel mare in tempesta, e non poteva fare altro che annegare, sprofondando negli abissi più reconditi della sua anima.
“Fai schifo”. “Ucciditi”. “Al posto tuo l’avrei già fatta finita”. In realtà lei ci pensava già da un po’ a farla finita, a porre fine a quello strazio continuo a cui doveva sottoporsi ogni giorno.
Una giovane donna entrò nel bagno delle ragazze e le si avvicinò. Aurora trasalì quando si sentì toccare le spalle, e i suoi occhi incrociarono quelli di una donna dall’aspetto tanto familiare.
“Aurora, sai che io posso aiutarti?”, le disse la sconosciuta.
“Nessuno può aiutarmi, per me non c’è più speranza. Ma tu chi sei?”.
“Chi ti dice che sei senza speranza?”
“Tutti”.
“Vieni con me, ti voglio mostrare una cosa”, le disse la donna, allungandole la mano.
Si diressero verso l’uscita del bagno, ma quando aprirono la porta non si trovavano più a scuola, bensì in un parco, dove c’era una bambina che giocava, saltellava e correva allegramente, senza pensieri e insicurezze.
“Vedi com’eri contenta?”, le chiese la donna.
Aurora trasalì. “Quella bambina sono io?”
“Esattamente”.
Aurora osservò la bambina che era stata: si leggevano nei suoi occhi la fiducia verso il mondo e la bellezza dell’avvenire. Non aveva paure o timori: era semplicemente felice di esistere.
“Cosa ti è successo in tutti questi anni?”, le chiese la donna.
“Non sono più ciò che ero. Non sarò mai di nuovo così. Mi hanno fatto troppo male e il dolore non può essere cancellato”.
“Il dolore non si può cancellare, ma si può superare. La violenza nel mondo esiste ed è sempre esistita, e questa non è una tua colpa. C’è solo una soluzione per tutto questo, ovvero, avere una voce, e tu ce l’hai: forte, intensa, capace di buttare giù muri interi.”
Aurora scoppiò a piangere: era un pianto liberatorio, che cacciava fuori tutto il marcio accumulato in quegli anni.
“Ma tu chi sei? Perché mi stai aiutando?”
“Io sono te. Sono ciò che puoi diventare in futuro se sceglierai di avere una voce e porre fine alle ingiustizie che ti stanno accadendo, combattendo per quello in cui credi. Usa la tua voce per farti giustizia e denuncia ciò che ti è stato fatto. Devi fare rumore e trasformare i tuoi silenzi in parole: solo in questo modo riuscirai a vincere contro le indifferenze e le ingiustizie nel mondo”.
Improvvisamente, Aurora si ritrovò nuovamente nel bagno della scuola.
Si guardò allo specchio e per la prima volta, dopo tanto tempo, sorrise al suo riflesso: si sentiva finalmente viva.
Decise che era arrivato il momento di dare voce a tutto il dolore che le aveva frantumato l’animo, tramutando le sue paure e le sue insicurezze in forza.
Si rese conto, finalmente, di avere una voce: una voce in grado di far rumore.
DIO È MORTO NELLE VOSTRE TASCHE
di Davide Gualtieri di Mazzano Romano (RM)
