Lo sport è un diritto di tutti

Lo sport è un diritto di tutti

Walter Facchinelli

Parlare di sport come diritto non è una formula retorica. È un principio riconosciuto a livello internazionale e nazionale.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 30, afferma che gli Stati devono garantire la partecipazione alla vita cultu-
rale, ricreativa e sportiva su base di uguaglianza.

Non come possibilità occasionale, ma come diritto pieno. Anche la Costituzione italiana, all’articolo 3, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli
ostacoli che limitano l’uguaglianza e impediscono la partecipazione alla vita sociale. In questa prospettiva, l’accesso allo sport non è un ambito se-
condario: è parte concreta della cittadinanza.

Questo significa che lo sport non può dipendere dalla buona volontà di singole realtà o dall’impegno straordinario delle famiglie.

Servono politiche pubbliche coerenti, come impianti accessibili, formazione adeguata, sostegni economici, progettazione inclusiva. L’inclusione non nasce per caso è il risultato di scelte.
Quando una palestra è accessibile, quando una squadra accoglie, quando una scuola investe nello sport per tutti, un principio scritto nella legge diventa esperienza reale.

L’accessibilità non è un favore né un gesto di sensibilità, è un obbligo che discende dal principio di pari opportunità.

Garantire lo sport significa garantire partecipazione. È trasformare un diritto dichiarato in una possibilità vissuta.

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