
Ogni voce conta. E canta
Valerio. Una storia che esiste
Sara Conci
Valerio sogna di andare sul Pianeta Marte. Lo desidera così tanto che, qualche volta, inizia a correre seguendo qualunque strada gli si mostri davanti: quella del bosco, un sentiero, una via… una volta è arrivato persino in tangenziale; per fortuna che un grande angelo stava vegliando su di lui proprio in quel momento.
Valerio adora l’acqua, gli animali, l’oca Martina (!), le piante. Non ama gli alberi illuminati a Natale, teme che soffrano. E non gli piace nemmeno essere avvicinato da tutti. Ha bisogno dei suoi spazi. Grandi spazi.
Valerio ha 11 anni. I suoi occhi e i suoi capelli sono marroni, con un taglio a caschetto. Ho scritto che adora l’acqua, vero? Sì, gli piace nuotare, ma la doccia non gli sta molto simpatica.
Non lo so se gli piace la scuola, so che la poteva frequentare solo per alcune ore perché – così dicevano – non c’era il sostegno adatto. Però so che gli piace imparare. Gli piace tanto imparare. Come gli piace cucinare: vorrebbe preparare una torta gigante, grande tanto quanto un campo da calcio.
Valerio è autistico, ma prima di tutto è un bambino. E, come dice il significato del suo nome, è “forte e di valore”. Ha un cuore grande: lo ha preso dalla sua mamma Silvana, con cui trascorre ogni giornata. Il papà di Valerio lavora, mentre suo fratello va a scuola. Anche la sua mamma è molto forte perché in questo mondo dicono che “siamo tutti uguali e che tutti abbiamo gli stessi diritti”, però se sei diverso ti escludono invece di includerti. Oppure ti giudicano.
Chi convive con la disabilità sa bene quanti ostacoli vi siano in questa società; lo stesso Pierangelo Bertoli lottò – e cantò – fino alla fine, lasciando tracce – di parole – indelebili che ancora oggi permangono. Chi vive accanto alle persone con disabilità sa bene che sono più le battaglie delle porte aperte. Ma sa anche che la vita non merita la resa perché è un dono prezioso, come lo sono ogni giorno, ogni incontro sincero, ogni ostacolo superato. E allora chi vive e chi convive con la disabilità non si arrende: si fa strada. Per andare avanti.
Non molto tempo fa la scuola ha mandato una segnalazione ai servizi sociali perché Valerio non si lavava. E allora mi chiedo: quanto conta la sua voce? Quanto conta la voce della sua mamma? Chi lavora con l’autismo dovrebbe ben sapere che non per tutti è facile accettare di lavarsi.
Quanto fa la differenza l’essere diversi? E se non fossimo così diversi? Forse siamo solo fatti di-versi. E come dice Paolo Ruffini: “nessuno è normale, nessuno è diverso, siamo tutti unici e perfetti.”
Dovremmo solo fermarci un po’ di più, sederci su una seggiola in silenzio per aprire le orecchie e il cuore a chi abbiamo di fronte. Perché ogni voce conta e, se l’ascoltiamo bene, canta.