Per il bene di chi?

Per il bene di chi?

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio tra diritto e cura

di Walter Facchinelli

Con la sentenza n. 76 del 2025, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 4 giugno 2025, la Corte costituzionale è intervenuta su uno dei nodi più delicati del rapporto tra salute mentale e diritti fondamentali: il trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Una materia in cui il diritto alla cura si intreccia, spesso in modo problematico, con la libertà personale e l’autodeterminazione.

La Corte ha messo in evidenza le criticità delle attuali garanzie procedurali, chiarendo che il Tso non può essere ridotto a un atto amministrativo o a una mera formalità sanitaria. Quando viene disposto un trattamento obbligatorio, la persona interessata deve essere informata direttamente e tempestivamente del provvedimento e deve poter esercitare un ricorso effettivo. Centrale, in questo percorso, è anche l’audizione personale davanti al giudice, che non può essere considerata un passaggio accessorio, ma una tutela essenziale quando è in gioco la libertà individuale.

Richiamando gli articoli 13 e 32 della Costituzione, la Corte ha ribadito che il Tso rappresenta una misura eccezionale e residuale, ammissibile solo come extrema ratio. Proprio perché incide sul corpo e sulla libertà della persona, deve essere accompagnato da un controllo giurisdizionale reale, capace di andare oltre la semplice verifica formale dei presupposti medici.

Uno degli aspetti più innovativi – e discussi – della decisione riguarda il fondamento stesso del trattamento sanitario obbligatorio. Secondo la Corte, il Tso non trova giustificazione nell’interesse della collettività, ma nella tutela della salute della persona interessata. Una lettura che restituisce centralità all’individuo, ma che solleva interrogativi importanti: fino a che punto è legittimo imporre cure contro la volontà di chi le riceve, anche quando lo si fa “per il suo bene”?

Il rischio, segnalato anche da molti giuristi, è quello di una deriva paternalistica, in cui la protezione si trasforma in imposizione e l’autodeterminazione viene compressa in nome di un’idea astratta di benessere. La sentenza richiama invece la necessità di tenere insieme cura, dignità e diritti, evitando che la salute diventi uno strumento di limitazione della libertà.

Il messaggio che emerge è chiaro: anche nella sofferenza psichica, la persona resta titolare di diritti inviolabili. Il trattamento sanitario obbligatorio può essere ammesso solo in casi circoscritti e deve sempre essere accompagnato da garanzie effettive, capaci di trasformare il diritto alla salute in uno strumento di inclusione e rispetto, non di esclusione.

 

PERCHE’ E’ UNA STORIA DI DIRITTI

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) mette in gioco libertà personale, dignità e diritto alla salute. La sentenza della Corte costituzionale ribadisce che anche nella sofferenza
psichica la persona resta titolare di diritti inviolabili e deve poter essere informata, ascoltata e tutelata.

 

precedente

successivo