UNA STORIA NASCOSTA E DIMENTICATA DELLA GERMANIA NAZISTA

Gesundheitsämter

Una storia nascosta e dimenticata della Germania nazista

Di Federica Capitani 

Durante una visita guidata a Weimar, parte di un viaggio di studio trinazionale a cui ho partecipato a luglio, ho scoperto un dettaglio sorprendente e inquietante: l’edificio di Burgplatz 1–2, dove visse anche Goethe, durante il regime nazista ospitava il Gesundheitsamt della città. In questi uffici municipali si pianificavano e attuavano politiche di “igiene razziale” che portarono a sterilizzazioni forzate e, in molti casi, all’uccisione di persone con disabilità fisiche e mentali.

La visita faceva parte del programma del viaggio di studio a Erfurt e Weimar (7–12 luglio), organizzato dalla Heinrich Böll Stiftung France con la partecipazione di giovani italiani, francesi e tedeschi, dedicato alla memoria della Germania nazista e all’analisi dei movimenti di estrema destra in Turingia. Le visite guidate, curate da associazioni come la DGB-Bildungswerk Thüringen e.V., hanno permesso di conoscere luoghi della città che conservano ancora tracce nascoste della violenza nazista.

I Gesundheitsämter erano istituzioni municipali centrali nelle politiche eugenetiche del Terzo Reich. Operavano in collegamento con tribunali sanitari speciali (Erbgesundheitsgerichte), che decidevano la sterilizzazione coatta di individui considerati “non idonei” a far parte della Volksgemeinschaft, la “comunità del popolo”. Le segnalazioni partivano spesso dai medici di distretto e venivano integrate da indagini genealogiche e certificati sanitari. Gli uffici collaboravano con ospedali e istituti psichiatrici per l’internamento delle persone con disabilità, che in numerosi casi si concludeva con la loro uccisione. Ogni fase del processo, dalla segnalazione alla richiesta di sterilizzazione o di internamento, doveva essere formalizzata e approvata dai medici e dagli Uffici per gli Affari Razziali. Molti internati finirono in strutture note per pratiche abusive e violente, dove le condizioni di vita portarono a maltrattamenti, sterilizzazioni coatte e, spesso, alla morte per denutrizione o abbandono deliberato.

Nonostante la chiarezza del fine eugenetico perseguito dal regime, la memoria di questi crimini è rimasta a lungo marginale, quasi nascosta. Delle persone con disabilità, vittime dirette di tali politiche, non sono rimaste voci né archivi che raccontino la loro esperienza. In Turingia, il progetto Beredtes Schweigen – NS-Eugenikverbrechen und ihre Folgen (“Silenzio eloquente – I crimini eugenetici nazisti e le loro conseguenze”) prova oggi a colmare questo vuoto, raccogliendo tracce di storie, luoghi e responsabilità.

Il riconoscimento ufficiale delle vittime è arrivato solo nel 1998, con l’abrogazione della legge sulla prevenzione della discendenza con malattie ereditarie del 1933, a testimonianza di quanto a lungo questo passato sia rimasto in ombra. Solo nel 2007 il Governo ha introdotto politiche riparative per i familiari delle vittime, attraverso dei risarcimenti. Tuttavia, Braun e Herrmann hanno sottolineato che, nonostante il riconoscimento della gravità della sterilizzazione forzata, non è stata adeguatamente affrontata la persistenza di tali politiche nella Germania post-bellica né l’impunibilità del personale medico coinvolto. Molti ospedali e istituti, trasformati in luoghi di uso quotidiano, hanno inoltre cancellato ogni traccia del loro passato.

Solo nel gennaio 2025 le vittime delle politiche eugenetiche sono state formalmente riconosciute come vittime del regime nazionalsocialista. Si tratta di un passo importante, ma ancora limitato: non viene affrontata l’impunibilità dei perpetratori e, sebbene alcuni siano stati formalmente processati per crimini contro l’umanità, alcuni furono assolti per mancanza di prove o a seguito di condanne iniziali. La prospettiva delle vittime resta inoltre largamente assente: l’Associazione delle vittime di “eutanasia” e di sterilizzazioni forzate, scioltasi alla fine del 2024, mostra quanto la perdita dei testimoni viventi incida sulla memoria storica.

Il progetto Beredtes Schweigen, attraverso la raccolta archivistica, la ricerca sul campo e iniziative artistiche, rimane oggi uno dei pochi punti di riferimento per raccontare questa parte scomoda e invisibile della storia e per indagare l’impatto quotidiano e generazionale delle politiche eugenetiche naziste

 

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