
Oltre le dipendenze: un percorso verso la libertà
Al Vigilianum di Trento una conferenza per sensibilizzare sull’importanza dell’adozione di stili di vita sani
Di Ilaria Tonini
“Stili di vita”, questo il tema dell’ultima conferenza del seminario “Fare. Percorsi di salute mentale oltre la diagnosi”,
organizzato dal Servizio di salute mentale di Trento al Vigilianum. L’obiettivo degli incontri, riproposti da diversi anni alla
cittadinanza, è quello di approfondire il tema della salute mentale tenendo conto della complessità delle dinamiche umane.
A tal proposito, è stato infatti ribadito più volte durante le conferenze quanto sia riduttivo parlare di diagnosi e quanto sia
invece importante coniugare la salute mentale ai bisogni e alla singolarità della persona. La serata conclusiva del seminario
è stata incentrata sui diversi stili di vita in collaborazione, per la prima volta, con il servizio di alcologia dell’APSS di Trento.
Giovanna Vittori, assistente sociale e operatrice al centro alcologia e antifumo di Trento sostiene coloro che presentano
fragilità legate all’alcol e favorisce progetti di promozione alla salute: «Gli stili di vita sono quei comportamenti o azioni che,
messi in pratica nella vita quotidiana, incidono sulla qualità della vita e sul benessere individuale, comunitario e
sull’ambiente». L’attività fisica, infatti, è uno degli elementi fondamentali per uno stile di vita sano.
«Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è necessario svolgere attività fisica tutti i giorni per attivare corpo e
mente. Per gli adulti bastano trenta minuti di esercizio fisico al giorno, per i bambini un’ora», ha aggiunto Vittori. Un secondo
aspetto è quello dell’alimentazione. «Le indicazioni fornite dall’OMS sono di consumare cinque porzioni di frutta e verdura al
giorno».
Ci si è poi soffermati sui rischi legati al fumo e all’alcol. «Non consumare alcol è una scelta di salute e sicurezza per te e
per chi ti circonda», ha proseguito l’operatrice. Sul territorio trentino le realtà sociali alle quali è possibile rivolgersi qualora
se ne sentisse il bisogno sono varie, come per esempio: l’Unione operativa dipendenze o il Centro di Alcologia,
Antifumo e altre Fragilità.
Durante l’incontro sono poi intervenute diverse persone che hanno vissuto sulla propria pelle il rischio di condurre stili di vita
non sani. Andrea per esempio è uno di loro. Egli è seguito dal Servizio di salute mentale di Trento per una diagnosi di
disturbo bipolare correlato a un disturbo ossessivo compulsivo. «Fino a tre anni fa avevo una dipendenza dall’alcol. La
retorica di quest’ultimo come rito andrebbe rivista e arginata. L’ho imparato ai gruppi di auto mutuo aiuto e agli alcolisti
anonimi», ha spiegato al pubblico del Viglianum.
L’alcol è infatti definito il “grande democratico”, in quanto non fa distinzioni: una persona su cinque che beve può
sviluppare una dipendenza. La fortuna di Andrea è stata di avere una famiglia che non l’ha mai abbandonato. «In questi
anni ho avuto modo di vedere che, per quanto sia radicata la dipendenza, c’è sempre margine di lavoro, tutti hanno la
possibilità di lottare». Grazie al percorso fatto al centro di alcologia, Andrea si è posto diversi traguardi da raggiungere: «Ho
capito che per me è importante continuare a vivere una vita semplificata e puntare a degli obiettivi passo passo. Mi
piacerebbe diventare mediatore di gruppi di auto mutuo aiuto».
Fabrizio ha poi parlato della sua esperienza di facilitatore di gruppi. «Sento spesso dire, per quanto riguarda l’alcol, che si
vuole essere liberi di scegliere. Quello che rispondo è: sicuro che non sia la malattia a scegliere per te?».
Anche Fabrizio ha smesso di bere e ha notato ben presto quanti commenti riceveva per aver fatto la scelta di non
consumare bevande alcoliche. È poi intervenuta Jessica, che i club di alcologia li conosce bene a causa della storia di
dipendenza del padre. Lei non ha però parlato di alcol, ma di fumo. «Ho smesso di fumare sei mesi fa, grazie a un corso
promosso da AMA. Al primo incontro il facilitatore ci ha fatto buttare accendini, cartine, sigarette. Tutto quello che avevamo.
All’inizio ero un po’ infastidita, ma quello è stato l’ultimo giorno che ho preso in mano l’accendino».
Infine è stata la volta della storia di Susi, mediatrice nei club alcologici: «Grazie al mio lavoro ho potuto conoscere molte
esperienze di cambiamento. A un certo punto mi sono detta: se tutti possono cambiare perché io no?». A questa riflessione
sono seguite sveglie alle cinque per andare in palestra e sessanta chilometri di corsa e camminata alla settimana: «Volevo
fare la maratona di New York e il tre novembre 2019, in sette ore e venti minuti, ci sono riuscita». La maratona per Susi era
simbolo della maratona della vita, composta da elementi che possiamo costruire giorno per giorno.