
Cesare Berlingeri
Dove si nasconde la bellezza: l’arte di piegare la tela per custodire l’essenziale
di Maurizio Corradini
C’è un momento, davanti a un’opera d’arte, in cui lo sguardo smette di scivolare sulla superficie e inizia davvero a vedere.
È l’incontro con Cesare Berlingeri, artista che ha scelto un gesto tanto antico quanto radicale: piegare la tela. Con questa azione, Berlingeri non distrugge la pittura, ma la accoglie e la protegge, trasformandola da superficie piatta in corpo, volume, spazio.
Davanti a opere come “Avvolgere le stelle” (2020), ci si ritrova spettatori di un paradosso: l’arte non è più ciò che si offre all’ostentazione, ma la cura con cui si custodisce l’essenziale. In un’epoca di visibilità superficiale, la piegatura diventa l’architettura necessaria a proteggere l’incanto del mondo. È il “nascondere per salvare”. La sua ricerca abita soglie invisibili dove la tela si fa carne, evolvendo la scomposizione dei piani tipica del Cubismo in una nuova e vibrante tridimensionalità fisica.
In uno scambio epistolare denso di umanità, è scaturito un riconoscimento raro. La stessa famiglia del Maestro ha convalidato con affetto il nostro dialogo, percependo nelle mie parole un incontro di sguardi capace di toccare il nucleo della creazione. Cesare ha confermato con vigore il legame con l’eredità di Kirchner, di Matisse e di Derain (da cui trae la forza libera del colore) e del Cubismo (per la scomposizione dello spazio). Egli, che ama definirsi “uomo del colore”, mi ha consegnato un pensiero che è un inno alla gratitudine: «Niente è più originale e personale che cibarsi degli altri; un leone è fatto di pecore assimilate». Citando Paul Valéry, racconta come si sia nutrito di giganti — da Malevič a Burri, fino a Fontana — per generare una sintesi che lo consacra tra i più grandi maestri italiani del nostro tempo.
Le sue pieghe diventano così metafora esistenziale: ciò che mostriamo è solo una frazione di ciò che siamo. Berlingeri ci insegna che il diritto al segreto è la prima forma di libertà e di rispetto per la fragilità. Proprio per questo, ciò che è più intimo resta nel silenzio, custodito tra le pieghe, dove la bellezza non ha bisogno di essere mostrata per esistere.