La bellezza salverà il mondo.. ma anche l’ironia ha la sua parte

di Ambra Proto

Uno dei temi più discussi delle paralimpiadi di quest’anno è senza dubbio l’utilizzo di battute
ironiche per raccontare l’evento e gli atleti protagonisti. Naturalmente l’utilizzo del sarcasmo
sulle varie piattaforme social non aveva l’intento di prendersi gioco delle disabilità degli atleti
ma, al contrario, voleva sdoganare la realtà dei fatti: essere portatori di disabilità non vuol
dire smettere di essere umani.
Sono stati gli stessi atleti a voler rompere il muro di finto buonismo e prendere posizione
sulla questione. Troppo spesso negli anni, la persona con disabilità è stata identificata in
quanto tale e non in quanto persona e questo ha fatto sì che, anche la narrazione degli
eventi come per esempio le paralimpiadi, sia stata modellata sulla compassione e sulla
condizione sfortunata dei protagonisti.

Quest’anno invece è cambiato tutto! Raccontare la condizione umana con ironia è un modo
per vivere quello che ci accade nella nostra condizione di esseri umani, con i nostri sogni, le
nostre fragilità e le nostre capacità.
Come disse anche Victor Hugo: «La libertà comincia dall’ironia» ed è proprio di libertà che si
parla. Dovremmo arrivare a comprendere in maniera definitiva che fare ironia su un
personaggio famoso qualsiasi e fare ironia su un campione olimpionico portatore di
disabilità, ha lo stesso identico valore.
L’importante è mantenere per tutti il rispetto e la gentilezza che si riservano a chiunque abiti
su questa terra, a chiunque incrociamo ogni giorno e a chiunque incontreremo.
La narrazione delle paralimpiadi di quest’anno ci insegna a mostrarci un po’ di più per quello
che siamo, a uscire dalla nostra zona confort del silenzio e della compassione, per prenderci
finalmente la responsabilità di ridere di una persona diversamente abile, con lei al nostro
fianco che si diverte con noi.

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