
Giorgio de Chirico
Tra Monaco e Ferrara: le origini della Metafisica
di Maurizio Corradini
C’è un segreto tra le ombre lunghe di Ferrara, che troverete solo toccando la materia dell’arte. Cercando nei solchi del colore, ho scoperto il filo invisibile che lega la Rotonda Foschini alle aule gelide dell’Accademia di Monaco.

Quando Giorgio de Chirico approda a Ferrara nel 1915, il suo occhio è già contaminato dal misticismo germanico. A Monaco, tra il 1906 e il 1909, egli assorbe la lezione dei giganti del silenzio e scopre Friedrich Nietzsche, sua bussola geometrica e filosofica.
C’è il misticismo geometrico di Philipp Otto Runge, la solidità strutturale di Georgios Jakobides e la carne di Lovis Corinth. Ma soprattutto, il senso profondo del “non visto” di Albert von Keller e Gabriel van Max.
Osservando la perfezione ellittica della Rotonda Foschini, ho visto la stessa costruzione scenica tedesca: quel vuoto centrale e gli archi simmetrici sono la traduzione del rigore dei Nazareni come Julius Schnorr van Carolsfeld e del “mistero pomeridiano” di Nietzsche.
De Chirico ha preso la tecnica di Lenbach, la teatralità di Defregger, l’inquietudine di Von Stuck e l’ha sovraedificata alla pietra ferrarese.
Questo ordine geometrico trova riscontro nelle scale del Ponte dei Trepponti di Comacchio e nei Bagni Misteriosi. Qui si compie un vero sabotaggio della fisica: De Chirico sovverte l’ottica dipingendo il riflesso sommerso come struttura reale, un’acqua-parquet che blocca i corpi in una stabilità immodificabile.
In questo inganno visivo, legato al dialogo di Nietzsche tra il viandante e la sua ombra, le ombre sulla piazza sono un’invenzione geometrica fuori dalla fisica, creata per confondere l’osservatore.
La ‘meta non fisica’ di noi stessi, è l’idea di una realtà interiore non immediatamente visibile, è l’imperfetto riflesso specchiato
La pittura di de Chirico non descrive lo spazio, ma lo scrive: ogni manichino, ogni ombra geometrica e ogni prospettiva invertita si comportano come le parole spezzate dei Calligrammi di Guillaume Apollinaire.
La Metafisica è un’architettura del silenzio fatta per immagini-segno, un supremo calligramma visivo concepito non per mostrare la realtà, ma per sabotarla.