Il mio abitare il digitale

Data: 05/06/26

Rivista: giugno 2026

Categoria:Contesti e relazioni

Il mio abitare il digitale

L’intervista allo specchio di Ilaria Tonini

 

In questa intervista, Ilaria Tonini pone domande a sé stessa e si risponde raccontando come il digitale possa diventare uno spazio concreto di relazioni, partecipazione e scoperta di sé.
Ne emerge un dialogo diretto, in cui l’esperienza personale si intreccia a una riflessione più ampia sul modo di stare online, dentro uno scenario in cui il digitale è abitato ogni giorno tra presenza,
relazione e costruzione di sé, diventando luogo di comunicazione e di identità soprattutto tra le nuove generazioni.
Il digitale smette così di essere solo uno schermo e diventa uno spazio da attraversare, in cui imparare progressivamente a riconoscersi e scegliere come esserci, tra presenza nella vita reale e
presenza online, è in questo movimento che prende forma la sua voce.

 

Ilaria Tonini 

Mi chiedo: chi sono quando sono online?

Per un periodo l’Ilaria online è stata molto diversa da quella reale. Ricorderai bene come passavi il tempo allo specchio prima di scattare una foto. Non ti piacevi, c’era sempre qualche dettaglio che non ti convinceva e che avresti voluto cambiare. Eri insicura e speravi che un filtro Instagram o un trucco diverso ti avrebbero fatto stare meglio con te stessa. Ora sei molto più tranquilla: non cerchi video su diete assurde e non usi il mangiare poco come metodo per sentirti sotto controllo e “carina”. Da poco ho iniziato a postare video di me in pigiama che ballo o canto o leggo una poesia che ho scritto. Perché è vero che ci sono tanti lati oscuri del web, ma per me imparare a prenderlo con leggerezza è stato molto catartico.

A volte mi domando: quando il digitale mi fa sentire davvero presente?

So che non credi che il digitale aiuti a stare nel qui ed ora. Dato che sei molto interessata alla psicologia e alle pratiche di mindfulness, sai benissimo che i social sono fatti per acchiappare l’attenzione. Ogni tot secondi sposti il focus da un argomento all’altro. Il tempo sembra non passare, quando invece hai “scrollato” sui reel per ore. Il digitale non ci fa apprezzare il presente, anzi! Spesso ci fa scappare da questo.

Mi chiedo: il digitale mi ha aiutata in qualcosa che nella vita reale è più difficile?

Sui social, te lo ricordi benissimo, hai parlato della tua diagnosi di disturbo borderline e di disturbo ossessivo compulsivo. Quello della salute mentale è un tema che ti sta a cuore e sicuramente online c’è meno stigma che nel mondo reale. È pieno di influencer o di vip che fanno “coming out” e rivelano che dietro quei sorrisi patinati sul loro Instagram ci sta invece molta sofferenza. Bisogna però fare attenzione – ancora lo devi imparare questo – è importante sensibilizzare la cittadinanza a questi temi, però devi ricordare che non devi essere sempre tu in prima fila. Anche perché dichiarare sul web di avere una malattia mentale vuol dire che futuri capi o datori di lavoro potranno accedere a queste informazioni.

Mi capita di chiedermi: ci sono momenti in cui online mi sento in difficoltà o fuori posto?

Vorresti non ricordarlo, ma c’è stato un episodio molto negativo a causa della realtà virtuale. Quest’ultima, unita a una diagnosi di disturbo borderline, condizione per cui si agisce spesso impulsivamente, è stata una ricetta per il disastro. Hai scaricato un’app di dating e hai iniziato a parlare con decine e decine di sconosciuti. All’inizio ti piaceva, ti faceva sentire desiderata. Solo a posteriori hai capito quanto fosse pericoloso. Un uomo in particolare, dopo che avevi fatto “ghosting” e quindi avevi smesso di scrivergli, ha avuto una reazione talmente orribile che ancora oggi ti mette i brividi passeggiare nella zona in cui vive. “Sei un’arpia. Le troie come te mi fanno capire perché esiste il femminicidio!”, ti aveva scritto col telefono di un amico a pochi giorni dall’assassinio di Giulia Cecchettin.

Mi fermo a pensare: cosa significa per me “esserci” online?

Sai benissimo che stare online ti ha aiutata a trovare un nome alla tua sofferenza. I primi sintomi del Disturbo Ossessivo Compulsivo (detto anche DOC) ti hanno fatto precipitare nel baratro. È stato solo grazie a Instagram che hai potuto capire che quelli erano segnali di una malattia. Avevi paura di essere un mostro, che i pensieri intrusivi indicassero chi eri veramente. Diversi utenti su Instagram mi hanno fatto sentire parte di una community, una comunità di persone sì malate, ma che non sono la propria malattia.

Mi chiedo: cosa faccio quando online mi sento sopraffatta?

Metti in atto le strategie che hai imparato negli anni: cancellare Instagram per un po’, “unfolloware” le persone o account che ti procurano solo stress, togliere le notifiche delle app in modo da non essere eccessivamente attratta da quelle.

Mi viene da chiedermi: che consiglio darei a chi si muove nel digitale?

In questo ultimo periodo ti stai interessando tanto alla mindfulness, una pratica che consiste nel portare l’attenzione sul presente. Si può essere mindful meditando o con piccoli gesti quotidiani. Cercare di notare gli automatismi. Assaporare ciò che di solito si ignora, come il sapore pungente della menta piperita del dentifricio. Questo vale anche per l’utilizzo dello smartphone: un esercizio è quello di provare a notare quando e quante volte lo prendi in mano.

 

 

1.“Online mi sento diversa: posso esprimere pensieri che nella vita reale trattengo, esplorare interessi e relazioni senza barriere fisiche o emotive. Qui posso osservarmi e sentirmi ‘esperta’ di me stessa.”

2.“Quando partecipo a community dove i tempi e i modi di ciascuno sono rispettati, sento una vera presenza. Posso contribuire senza fretta e sentirmi ascoltata. Questi spazi diventano luoghi reali di scambio e partecipazione.”

 

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