PAROLE CHE ATTRAVERSANO MURI

A cura di Redazione in collaborazione con Apas Trento

In un’epoca di guerre, violenza, frustrazione, di sovra esposizione e di giudizi affrettati, troppo spesso ci si dimentica il significato del termine umanità. Esseri umani nel senso più ampio del termine vuol dire non soltanto abitare un corpo, ma provare empatia, solidarietà ed essere altruisti verso il prossimo. Esseri umani significa anche sbagliare, essere fallimentari, imperfetti e a volte anche fare del male.

Per questo, in collaborazione con Apas Trento, associazione impegnata dal 1985 nell’aiuto sociale per i detenuti, per i dimessi dagli istituti di pena e per le loro famiglie, diamo oggi spazio alle voci di alcuni detenuti del Carcere di Spini. Storie che raccontano di redenzione, di riconoscimento dell’errore, ma anche di voglia di ricominciare e di ri-nascere. Raccontano anche storie di dolore e rivendicazioni per un sistema di detenzione diverso, laddove uno sconto di pena non è qualcosa da eliminare, ma piuttosto un trampolino di lancio verso nuove consapevolezze e opportunità per un futuro migliore. 

Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
è da tanto che non ti scrivo perchè ormai sono cresciuta e la vita mi ha portata lontana da te.
Ma quest’anno ti scrivo, ti scrivo perchè sono stata irresponsabile e come diresti tu “ho fatto la
cattiva”. Quindi forse non mi meriterei niente, ma lascio decidere a te.
Quattro anni fa ho preso una brutta strada e ho fatto cose di cui ora mi pento. Sto scontando la mia
pena e sento di redimermi.
Vorrei sentirmi meglio con me stessa e andare in una comunità per fare un lavoro più concentrato
su di me e quindi lavorare su me stessa.
Vorrei che finita la mia pena, io possa trovare un lavoro e cercarmi una casa tutta mia.
Insomma vorrei riuscire ad andare avanti su una buona strada.
Caro Babbo Natale,
spero che tu mi darai una mano, ma prometto che se anche tu non ci sarai, io farò del mio meglio
per rendermi fiera di me.

Angelica Hubert

 

TU CHE SEI L’AMORE

L’amore che ti fa un sospiro
una luce che illumina l’aria.
L’amore che ci completa
e ci da speranza
che ci completa e ci da energia.
È un respiro, un sospiro,
un desiderio che illumina i nostri giorni.
Tenere qualcuno che ci completa,
dare la speranza della tua felicità.
Nelle mani di qualcuno
il tuo battito batte e il tuo sorriso
nei suoi occhi brilla
La tua felicità e infelicità
nei suoi occhi, nel suo viso ti attira
Tu che sei l’amore
Tu che puoi far rivivere
e tu che puoi farci deboli
Il cuore batte e sconfigge il cervello
vivi per un’energia
che può essere a volte energia
Tu che sei l’amore.

Nebach Chaymaa

 

Tutti gli uomini sono uomini sociali, e la famiglia è prima forma di società. Essere detenuti significa smentire questo diritto fondamentale, come conseguenza le persone sperimentano una forma di isolamento in grado di distruggere il futuro. Il principale obiettivo del carcere dovrebbe essere quello della rieducazione per far diventare le persone cittadini responsabili. L’amministrazione della Casa Circondariale di Trento ha provato a fare questo attraverso diverse attività come la scuola, il teatro o le attività culturali. Sono attività ordinarie che si svolgono più o meno in tutte le carceri, ma manca qualcosa. Le sofferenze dei detenuti sono molteplici, molti si rinchiudono in sé stessi soffrendo di depressione per la mancanza di contatti con le proprie famiglie. Un fattore di sofferenza sta proprio nella restrizione di contatti telefonici con i nostri famigliari. Per le persone straniere questa è una sofferenza ancora maggiore data dalla nostra difficoltà ad esprimerci perché non sappiamo bene l’italiano. Nella casa circondariale di Gardolo i detenuti hanno la possibilità di fare due chiamate di 10 minuti l’una, alla settimana; 20 minuti di colloquio telefonico sono pochissimi e questo ci rende più inquieti e tesi. Si potrebbe migliorare il sistema carcerario formando gli operatori all’ascolto dei bisogni dei detenuti per aiutarli a risolvere i loro molteplici problemi. Con questo articolo vogliamo chiedere alla Casa Circondariale di Trento di aumentare il tempo di chiamata telefonico da 20 a 60 minuti settimanali. Per chi fa colloqui visivi può anche andar bene il vincolo delle due telefonate settimanali di 10 minuti, ma per chi non può avere colloqui dovrebbe essere naturale poter godere di maggior tempo telefonico. Chiediamo inoltre di poter usare il tempo telefonico a disposizione con maggior libertà durante la settimana, nel senso che se uno fa una telefonata solo di 5 minuti non si bruci tutto il tempo a disposizione, ma vengano detratti solo i 5 minuti utilizzati. Comunicare con l’esterno è fondamentale per l’equilibrio delle persone e per il loro percorso di recupero e reinserimento sociale.

Benedict Chika Ibolekwu, Ibrahyma Sory Diallo

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