
Francesca Fattinger
Tu che non arrivi mai
Un binario
sempre lo stesso
il mondo che spinge e scalcia
ignaro del mio aspettare
Tu che non arrivi mai
Ogni volta che parto
mi sembra di fare un torto
al mio amore per te
di sbagliare
Tu che non arrivi mai
La musica mi invade
occupa ogni spazio vuoto
ogni angolo di me
cuore che sa solo martellare
Tu che non arrivi mai
Un passo e sono già andata via
da tutto da me
dal fantasma di te
Tu che non arrivi mai.
DOPO LA POESIA
La poesia disegna un paesaggio immobile, attraversato da un’attesa che non ha coordinate. Il binario è un filo teso tra ciò che potrebbe accadere e ciò che non accade mai, mentre il mondo scorre ai margini, inconsapevole. La figura evocata diventa eco, ritmo, quasi un’abitudine del cuore più che una realtà. Ogni partenza somiglia a uno scarto minimo, un movimento che non libera ma sposta soltanto il punto dell’assenza. La musica riempie gli interstizi, come se il silenzio avesse bisogno di essere abitato. E nel finale, ciò che resta non è tanto una mancanza, quanto una traccia: un’ombra sottile che accompagna, trasformando l’assenza in una forma di presenza.