
Una pallina, mille possibilità e lo sport diventa inclusione
Un percorso che valorizza ogni persona e trasforma il gioco in benessere condiviso.
Nel mondo dello sport l’inclusione non è più soltanto un obiettivo, ma una responsabilità sociale. Anche realtà locali come le associazioni di ping-pong stanno dimostrando come lo sport possa diventare uno strumento concreto di integrazioni e crescita personale per tutti, comprese le persone con disabilità. Abbiamo incontrato Pier Paolo Botteon, presidente della Polisportiva Unione Sportiva Dilettantistica (USD) Villazzano per approfondire quanto è nato questo percorso, quali sfide ha comportato e quale impatto sta avendo sulla comunità sportiva e sul territorio.
INTERVISTA
Emily Orlando
Presidente Pier Paolo Botteon, quando e perché la vostra associazione ha deciso di aprire le attività alle persone con disabilità? È stata una scelta nata da un’esigenza del territorio o da una vostra visione sportiva e sociale?
«Tutto è nato da un accordo tra la polisportiva USD Villazzano, settore Tennis Tavolo, e la Cooperativa Sociale-Sportiva Arca di Noè, la cui presidente è Debora Lazzeri, ex giocatrice agonista classificata tra le prime d’Italia qualche anno fa. Debora è stata senza dubbio la promotrice dell’attività di tennistavolo per persone con disabilità.
La USD Villazzano Tennis Tavolo ha poi richiesto l’adesione al C.I.P. (Comitato Italiano Paralimpico) e, dal 2023, è stata certificata nel Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RADS) come associazione sportiva che svolge attività paralimpica. Anche il Comitato FITET Trentino ha promosso e attivato iniziative a favore del tennistavolo per persone con disabilità».
Che valore ha per voi l’inclusione nello sport, in particolare nel ping-pong? Avete riscontrato benefici concreti per gli atleti e per la comunità dell’associazione?
«Il tennistavolo alle persone con disabilità offre grandi benefici fisici e cognitivi, migliorando la coordinazione occhio-mano, i riflessi, la postura e la resistenza senza sovraccaricare il fisico. È uno strumento riabilitativo e inclusivo che stimola la concentrazione, aumenta l’autostima e facilita la socializzazione, riducendo l’isolamento grazie a una pratica adattabile, possibile sia in carrozzina sia con ausili.
I benefici si manifestano su più livelli. Dal punto di vista fisico e motorio, migliora la coordinazione visuo-motoria e la velocità di reazione, riduce la rigidità muscolare e contribuisce a migliorare la postura, coinvolgendo braccia, gambe e tronco in un lavoro di tonificazione generale. La disciplina è adattabile e può essere praticata sia da atleti in carrozzina sia in piedi, con classi specifiche pensate per adattare il gioco alle capacità individuali.
Sul piano cognitivo e mentale richiede attenzione costante e riflessi pronti, stimolando la corteccia prefrontale, stimola diverse aree del cervello, risultando benefico per pazienti con Alzheimer e aiutando chi soffre di Parkinson a superare la paura della caduta.
I benefici sociali e psico-emotivi sono altrettanto rilevanti, il tennistavolo facilita l’integrazione tra persone disabili e normodotate, promuove amicizie, socializzazione e un senso di appartenenza che rafforza la dimensione inclusiva e la coesione della comunità sportiva».
Quali sono state le principali sfide organizzative o culturali nell’avviare un progetto inclusivo e come le avete superate?
«Ci siamo concentrati essenzialmente su due obiettivi principali. Dal punto di vista organizzativo, la USD Villazzano ha acquistato nove nuovi tavoli da tennistavolo specificamente progettati per l’uso da parte di atleti con disabilità. Questi tavoli garantiscono maggiore sicurezza rispetto a quelli standard, che presentano barriere sotto il piano di gioco che potrebbero causare infortuni agli atleti in carrozzina, i quali spesso non percepiscono immediatamente il dolore. L’altro obiettivo riguarda il coinvolgimento di tecnici e istruttori, il nostro lo staff comprende professionisti qualificati FITeT come Cristina Lorenzin, il giovane talento Mattia Michelon, Debora Lazzeri, Domenico Gregori e la stagista Carlotta, che seguono e allenano gli atleti con disabilità».
Come reagiscono gli altri atleti e le famiglie all’integrazione nelle attività? L’inclusione ha cambiato in qualche modo lo spirito o l’identità della vostra associazione?
«Dedichiamo molte ore settimanali agli allenamenti per atleti amatoriali e agonisti. Gli agonisti si allenano con obiettivi di competizione, ma la mattina del martedì, dalle 10 alle 12, la palestra è piena di atleti che interagiscono, giocano, parlano e si divertono. È un momento di vera inclusione sociale. L’integrazione è gratificante sia per noi della USD Villazzano, che promuoviamo queste attività, sia per gli atleti, che possono scaricare tensioni legate alla loro disabilità, diventando più rilassati e sereni».
Guardando al futuro, avete in programma nuovi progetti o collaborazioni per rafforzare ulteriormente l’inclusione nello sport?
«Dal punto di vista agonistico, prevediamo la partecipazione a tornei paralimpici organizzati da FITeT e CSI, e la formazione di squadre per competere nei campionati nazionali paralimpici. Dal punto di vista sociale, vogliamo consolidare l’inclusione tra tutti i partecipanti e le persone coinvolte. Nell’anno agonistico 2025/2026, Pietro Faverzani, atleta del gruppo Parkinson, ha partecipato al 1° Criterium Nazionale Parkinson a Grugliasco (Torino), classificandosi secondo nella classe 1. Faverzani non solo compete a livello agonistico, ma è anche promotore dei benefici del tennistavolo per chi soffre di Parkinson, diventando un esempio concreto dell’integrazione e del valore sociale dello sport».