UNICITA’: LA NOSTRA GRANDE FORZA

Autori:Redazione

Data: 12/12/24

Rivista: dicembre 2024

Categoria:Disabilità e sensibilizzazione,libri

Unicità: la nostra grande forza

Di Redazione

Ognuno custodisce qualcosa di unico. Questo l’insegnamento di Giuliana Niccolini che
nel suo testo Alzo gli occhi verso i monti (Edizioni del Faro, 2022) riflettere sull’importanza
che ogni creatura ha nel mondo. Nel capitolo Respiro, di cui vi proponiamo un breve
estratto, lo fa parlando di una persona con sindrome di Down a lei tanto cara: suo fratello
Paolo.

RESPIRO

I passi del mio vagare tu hai contato
…hai strappato dalla morte
l’anima mia,
hai preservato i miei piedi dalla caduta.
Salmo 55

Curvo com’era doveva afferrare con le due mani i bordi
dell’ambone per raddrizzarsi; dritte e veloci erano invece
le sue parole nel mio respiro. Lo sguardo del don usciva
dalle grosse lenti della montatura scura e pesante, – io di
occhiali ho una certa esperienza-, per accarezzare leggero
ed empatico le persone, una a una. Se il suo passo era incer-
to, non lo era la sua voce, sonora e cristallina, che quest’a-
dolescenza silenziosa e assetata si beveva con gratitudine.
“Se ci fosse qui il Papa, stareste tutti sull’attenti e tutt’o-
recchi”, – chissà perché non si dice mai tutto-naso, visto
che le parole si respirano-,
“l’ascolto invece va donato a tutti, nessuno escluso”.
L’ironia non era arrabbiata, non faceva intendere: “Fate
un po’ d’attenzione anche quando parlo io, umile pensio-
nato!”, ma profumava di sorriso.
Giuliana aveva quindici anni, ma prima di coprire la
breve distanza tra la sua casa delle vacanze e la casa nata-
le di don Gino, doveva scoprire dentro sé che un po’ di co-
raggio ce l’aveva, – sicuramente io non l’aiutavo- e così è
trascorsa qualche estate.
Nel frattempo, l’ascolto… a tutti… Come gli ormoni del-
la crescita trasformano un bambino impercettibilmente di
giorno in giorno, così quell’idea lavorava senza rumore in
questa mente: “Hai qualcosa in più, hai qualcosa in meno:
ascoltami, sarà come entrare in una casa accogliente; dal-
le mie finestre guarderai un panorama diverso dal tuo. Ho
qualcosa in meno, ho qualcosa in più: ti ascolto, sarà co-

me camminare in un nuovo sentiero, scoprirò un sotto-
bosco morbido e odoroso, frutti diversi da quelli del mio
giardino”.
“Don Gino”, finalmente si è rivolta a lui, “mio fratello
ha qualcosa in più degli altri, vale la pena ascoltarlo, no?”
“Ognuno custodisce qualcosa di unico, è stato manda-
to apposta in quella famiglia, in quell’ambiente, per colo-
rare quell’angolo di mondo con sfumature che ha solo lui.
E tuo fratello?”
“Lui ha due laghetti di montagna negli occhietti e un
cromosoma in più”.
“Ah! Quel cromosoma di troppo porta a volte su strade
meravigliose… Recentemente una ragazza ha preso i vo-
ti in una congregazione: trisomia 21 e un brio che han-
no in pochi. Hanno celebrato il loro matrimonio parec-
chie coppie…”
“Mio fratello è appassionato di Fonzie, che alza i polli-
ci – Ehiiii! – e viene circondato dalle ragazze. A scuola lo
imitava. Ora racconta che ne aveva tante, di ragazze. Tre-
dici, perché invece i maschi in classe erano solo cinque!”
Da qui a sposarsi, – intuivo anch’io con una certa puz-
za intensa sotto di me, sarà stato il mio grande ego-, sareb-
be necessaria un po’ di consapevolezza. E per conoscere i
propri limiti e capacità c’è bisogno che le persone vicine ti
facciano da specchio, aiutandoti a capire chi sei. Se non ve-
di nello specchio i tuoi doni e le tue fragilità, le cercherai
dentro di te e ti ci perderai.
Di perderci, ci è successo una volta insieme, ed era nell’o-
dore buio di un bosco.
Giuliana era una bimba di quattro anni – anch’io ero
proprio carino a quell’epoca – e il bambino dei vicini ne
aveva appena tre. Paolo, con l’intraprendenza dei suoi die-
ci anni, approfittando dell’istante di assenza della mam-
ma di Eric, ci aveva invitati dentro un grosso tubo di ce-
mento che aspettava, tra il prato e la strada, di essere usato
per qualche impianto sotterraneo. Sgattaiolandone fuori
dall’altra parte, ci trovammo un tantino sotto il livello di
visuale della signora e scappammo lungo il sentiero verso
il bosco, incuranti dei richiami.

“Volammo davvero sopra le case
Oltre i cancelli, gli orti, le strade
Poi scivolammo tra valli fiorite
Dove all’ulivo si abbraccia la vite”
(…)

 

 

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