
Gli anni delle grandi competizioni sportive paralimpiche, siano esse le paralimpiadi o le
deaflympics, portano con sé un senso di coraggio, sacrificio e inclusione difficili da
spiegare. Detto questo restano però ancora molti i confini e le barriere da abbattere per
ottenere un’equità vera, fatta di meno retorica e più dignità. Molti dei problemi ancora
presenti, ma a cui si potrebbero poi aggiungerne molti altri, sono stati presentati all’interno
di questo numero: dalla scarsa rappresentazione della disabilità intellettiva nei giochi
paralimpici (vedi pagina 4) alla bassa risonanza delle deaflympics (vedi pagina 5).
Proprio per questo abbiamo voluto dedicare quest’ ultima pagina ad un breve vademecum di
quello che ancora, per il futuro, resta da fare.
La speranza e sempre quella: che l’inclusione sia sempre più forte come forte è la volontà di un’atleta.
– Partecipazione
Le competizioni sportive paralimpiche hanno il dovere di garantire, aldilà del
concetto di prestazione, la più vasta partecipazione possibile, limitando al minimo la
creazione di sottocategorie, dove non necessario. Questo vale in maggior modo per
le disabilità intellettive.
– Risonanza
Le competizioni sportive paralimpiche hanno il diritto di ricevere lo stesso
trattamento mediatico riservato alle altre competizioni.
– Dignità
Gli atleti paralimpici hanno il diritto di essere considerati, indipendentemente dalla
loro disabilità, professionisti dello sport, quali sono.
– Comunicazione
Gli atleti paralimpici hanno il diritto di essere oggetto di una comunicazione non
pietistica dove la disabilità deve comparire come uno tra i tanti aspetti che
caratterizzano la singolare professionalità dell’atleta.
– Oltre le competizioni
Aldilà della “bolla” delle competizioni sportive, l’atleta paralimpico ha il diritto di
essere considerato ogni giorno, nella propria quotidianità, un professionista del
proprio sport. L’inclusione, anche quella simbolica, non può e non deve esaurirsi
nelle sole competizioni.