L’orientamento come strumento di inclusione

Data: 12/02/24

Rivista: febbraio 2024

Categoria:Disagio e inclusione

“Aiutare le persone a fare delle scelte, a prendere delle decisioni e a esplorare le proprie preferenze” anche nella fragilità. A parlarcene è Attilio Marchi, formatore e orientatore.

 

L’orientamento inteso come diritto all’espressione dei propri punti di forza è costruzione di futuro, perché ha implicazioni sulla progettualità della propria vita personale e professionale. Ma chi può essere interessato all’orientamento e soprattutto ha senso parlare di orientamento anche per le persone fragili, vulnerabili o che sperimentano situazioni di disabilità? 

Per riflettere su questo aspetto è importante ricordare quanto è sancito nella nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4 Costituzione Italiana), mentre la convenzione delle Nazioni Unite ci ricorda la necessità di “promuovere il riconoscimento delle capacità, dei meriti e delle attitudini delle persone con disabilità, del loro contributo nell’ambiente lavorativo e sul mercato del lavoro” (articolo 8, punto 2).

Quindi, per promuovere l’inclusione è doveroso riconoscere a tutti il diritto al lavoro e saper valorizzare le specificità di ognuno.

Il contesto inteso come famiglia, scuola e comunità deve garantire a tutti un’attiva e piena partecipazione alla vita sociale e civile attraverso l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali. Tutti hanno diritto ad una progettazione educativa e formativa che li possa proiettare nel futuro, per poter aspirare ad una vita dignitosa, autonoma e soddisfacente nel rispetto e nella consapevolezza dei propri limiti.

Per ottenere questo è necessario guardare oltre le vulnerabilità e la disabilità, nel tentativo di aiutare le persone a valorizzare i propri punti di forza. Occorre però tener presente che l’eccessiva presenza degli adulti, che tendono ad essere iperprotettivi, rischia di essere un limite alle attività esperienziali e può influenzare negativamente la motivazione e il senso di autoefficacia del ragazzo, soprattutto quando emerge la sensazione di diversità che sarà di ostacolo ad una partecipazione attiva nei gruppi dei pari.

Aiutare le persone a fare delle scelte, a prendere delle decisioni e a esplorare le proprie preferenze e inclinazioni è la via per favorire non solo il processo di crescita, ma anche le relazioni con gli altri, attraverso le quali si costruisce la propria identità e si acquisisce fiducia in sé stessi.

L’orientamento è stato per molto tempo un appuntamento temporale inevitabile, obbligatorio, quasi di iniziazione all’adolescenza e al mondo degli adulti, sia per i ragazzi della terza media che per quelli dell’ultimo anno delle superiori. Questo passaggio è stato sempre e solamente visto in relazione ad una scelta puramente formativa o professionale e troppo spesso associato all’urgenza di un “momento giusto e improcrastinabile”. In realtà l’orientamento dovrebbe essere un dovere pedagogico, parte integrante dei processi educativi e formativi, utile nel fornire degli strumenti necessari per accompagnare le persone verso una propria autodeterminazione. Un processo possibile quando i tre fattori che compongono il contesto: famiglia, scuola e comunità, riescono a lavorare in sinergia.

Fare orientamento oggi è ben altro che proiettare semplicemente i giovani nell’ingranaggio produttivo e sociale, insegnando loro le competenze per diventare imprenditori di sé stessi e sapersi vendere a persone ben più scaltre. Il progresso tecnologico di cui andiamo tanto fieri si sta trasformando in una gabbia in cui risulta talvolta impossibile distinguere la vita personale da quella professionale e dove vige l’idea che tutto deve essere proteso alla massima redditività ed efficienza.

L’orientamento sostenibile dovrebbe aprire finestre su nuovi mondi fornendo degli strumenti necessari per costruire la propria identità e la necessaria adattabilità ad un mondo in continuo cambiamento. 

Le attività di orientamento dovrebbero essere parte dei processi educativi e formativi al fine di allenare le persone a comprendere e a saper affrontare le barriere quali i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni. Oggi è necessario non solo rispondere alla domanda “Quali sono le mie aspirazioni e i miei interessi?” ma anche “Come rispettare e relazionarmi con gli altri?” per spingere la società ad una dimensione più socialmente sostenibile. Un contesto in cui non ci sono solo io e i miei desideri, ma anche quelli degli altri, nella prospettiva di valorizzare le differenze.

In ultimo è importante evidenziare come la scelta della scuola superiore da parte di chi vive una situazione di fragilità, vulnerabilità o disabilità si indirizza per la maggior parte delle volte sulle scuole professionali, forse a causa di una frettolosa valutazione delle capacità dello studente e alla presunzione che la scelta lavorativa sia ridotta a tre principali aree: il settore della ristorazione, quello dell’agricoltura o dei lavori socialmente utili. C’è bisogno di allargare gli orizzonti per osare di più, pensando ad un orientamento non solo delle persone, ma anche delle organizzazioni affinché sappiano accogliere i giovani in un ambiente adatto al loro inserimento.

Inclusività significa andare oltre le fragilità, le vulnerabilità, i limiti fisici e cognitivi perché “lo stare insieme e il lavorare insieme” stimola l’apprendimento e la crescita personale di tutti coloro che ne fanno parte. Le barriere che ci troviamo ad affrontare non sono solo quelle personali, ma anche quelle imposte dal contesto che è limitato all’idea di un’inclusione di relazione. Al di là di questo c’è anche tutto un altro mondo fatto di un’inclusione relativa alla progettazione degli spazi e all’adozione di strumenti e metodologie (didattiche, formative, di apprendimento e di orientamento) che non possiamo non considerare. 

 

Foto: pixabay.com

 

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