DISABILITA’, FEDE, SCRITTURA E SPERANZA. LA STORIA DI CHIARA M.

In questo Natale, vogliamo proporvi la testimonianza di vita e di fede della scrittrice trentina
Chiara M. che da anni convive con una malattia rara.
Chiara, raccontaci di te…
Sono una trentina doc, che ama molto appartenere a questa terra. Amo moltissimo le montagne,
la natura, e ogni cosa, persona o situazione che mi regala emozioni positive. Mi reputo una
persona normale con i propri lati positivi e negativi come tutti, ma che da anni vive una situazione
fisica che mi inserisce di fatto nella dicitura “affetta da malattia rara e diversamente abile”.
Com’è cambiata la tua vita?
Prima era la vita di una ragazza normale, appena affacciata alla vita. Entusiasta di tutto. Piena di
salute, interessi, curiosa di imparare qualsiasi cosa. Facevo l’infermiera, un lavoro che mi piaceva
moltissimo. Doverlo lasciare dopo diversi anni, per motivi di salute, mi ha procurato molto dolore.
Mi sono trovata dalla posizione verticale alla posizione orizzontale, da operatore a paziente.
Questo mi ha permesso, successivamente nel tempo, di capire ancora di più il malato che avevo di
fronte. Provavo su me stessa, la differenza fra teoria e realtà. Ogni volta che tornavo al lavoro,
finito il periodo di malattia, mi ritrovavo ancora più sensibile, più capace di interpretare le
necessità dei malati perché ormai le sentivo su di me. Le avevo già sperimentate su me stessa.
Andando avanti, la situazione è diventata sempre più complessa e sempre più difficile da vivere.
Per fortuna ho tantissimi amici che mi stanno vicini con la preghiera in primis, ma anche
concretamente, dove è necessario. Questo per me è importantissimo. Direi fondamentale.
Tu hai un rapporto molto stretto con quello che spesso chiami “il tuo socio” Gesù. Ma come si fa
a rimanere saldi nella fede davanti a una situazione così difficile come la tua?
Come dicevo prima, per me, per il mio vissuto, la fede, la preghiera sono essenziali. Convivo con il
dolore e la sofferenza, senza tregua, da più di tre quarti della mia vita. Non ho mai un minuto
senza provare dolore da qualche parte. Alterno periodi buoni ma anche periodi difficili – sempre
più frequenti ultimamente – che hanno lasciato il segno negli anni. Necessariamente il rapporto
“col mio socio” Gesù è diventato sempre più stretto, personale, d'intesa. Mi sento libera di
ribellarmi, cantargliene quattro, come si suol dire, quando il carico della prova, si fa troppo
pesante e mi sento schiacciare. So che Lui non vuole il nostro male. Un Dio che ama non può
“mandare il male”, ma lo permette perché ci lascia liberi. Questa libertà che abbiamo, viene usata
male e come nel caso della guerra attuale – anzi più guerre – chi ne fa le spese sono quasi sempre
vittime innocenti. Nel caso delle malattie, non ci sono risposte umane che riescano a spiegarne il
perché. Perché uno si ammala e l'altro no? Perché muoiono bambini piccolissimi, mentre anziani –
che il loro percorso l’hanno fatto e vorrebbero morire – restano ancora in vita? Ognuno di noi ha
un disegno da compiere. Il fatto che si debba portarlo a termine in due anni, per esempio, o a
novant'anni, non dipende da noi. Questa, quando arriverò “di là”, sarà una delle mille domande
che farò al mio Socio.

Chiara, tu ha scritto cinque libri e un paio di spillati – come spieghi tu “piccoli libriccini di poche
pagine” – tra i quali “La Perla”. Inoltre, sei la protagonista del documentario “Un incontro con
Chiara” di Cinzia TH Torrini, regista della celebre fiction in costume “Elisa di Rivombrosa” …
Esatto. Io e lei ci siamo conosciute per caso e siamo rimaste in contatto. Il documentario è nato
dall'esigenza di avere qualcosa che raccontasse di me nel caso le mie condizioni di salute non mi
avessero permesso di essere presente fisicamente a eventi, presentazione dei libri o altro. Cinzia,
si è offerta di farlo. Ha rispettato con delicatezza e sensibilità il mio modo di essere, la mia istintiva
ritrosia ad apparire e ad essere intervistata. Tutto si è svolto con naturalezza. Non c'era niente di
preparato o copioni da imparare a memoria. Lei faceva le domande e io rispondevo come in un
dialogo fra amiche. E così è nato questo docufilm che è stato molto apprezzato e trasmesso da
TV2000 qualche mese fa.
Ormai siamo a dicembre e il 2024 si avvicina a grandi passi. Qual è l’augurio che vorresti fare ai
nostri lettori in vista del nuovo anno?
La prima cosa in assoluto che augurerei è il dono della Pace, perché ne abbiamo tutti un estremo
bisogno. Poi, di non mollare. Qualunque cosa la vita ci stia facendo vivere. Anche nel buio più fitto,
nella voragine più profonda, nella speranza che spesso non si trova, un piccolo puntino di luce
prima o poi arriva. Dobbiamo credere anche se sembra assurdo. A me è capitato molte volte e
devo dire che succede davvero. Che il 2024 possa portare la pace in tutti i sensi, soprattutto nei
nostri cuori!

 

 

 

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